venerdì 1 novembre 2013

L'infame denuncia di Mastella contro il P.M. che lo indagò E' STATA ARCHIVIATA.

Il Fatto Quotidiano on-line ha pubblicato ieri 31 ottobre l’articolo ‘Mastella, archiviata denuncia contro il pm che lo indagò: nessun riscontro’ , a firma di Vincenzo Iurillo. Il quotidiano di Marco Travaglio conferma che il magistrato Antonio Clemente è stato prosciolto dall’accusa di tentata estorsione ai danni di Clemente Mastella. La notizia era già stata data da Altrabenevento alla fine di agosto, quando il magistrato si è trasferito a Roma, ma la stampa locale, e soprattutto i cronisti velinari di giudiziaria, non hanno ritenuto di dover approfondire la questione. Lo ha fatto, come spesso succede per le questioni che imbarazzano i potentati locali, un giornale nazionale.
 Il Fatto, dopo aver esaminato il provvedimento di archiviazione, ha spiegato che l’ex ministro sosteneva di aver ricevuto dal magistrato un’oscena proposta: per non essere rinviato a giudizio per il caso Zamparini, Mastella avrebbe dovuto ritirare la querela presentata contro il fratello giornalista del pubblico ministero.
La Procura Generale di Roma ha esercitato l’azione penale obbligatoria e ha quindi sottoposto il magistrato ad indagine, conclusa con un’archiviazione. Infatti, non sono state trovate conferme, né prove, che riscontrassero le infamanti accuse rivolte da Clemente Mastella al giudice.
L’ex ministro a dicembre del 2011 fu rinviato a giudizio, insieme alla moglie Sandra Lonardo, su richiesta del pm Antonio Clemente, con l’accusa di aver incassato una tangente versata da Maurizio Zamparini per favorire l’apertura del centro commerciale i Sanniti a Benevento. Il leader dell’Udeur aveva espresso parole di fuoco contro il pubblico ministero, commentando così ad una televisione privata il suo rinvio a giudizio: “E’ una cosa ingiusta, una clamorosa ingiustizia, un fatto ingiustissimo. …. Al processo verranno fuori cose abbastanza clamorose alla presenza dei media….. C’è un pregiudizio nei miei riguardi… che si allunga fino a qua con qualche cattiveria. Il PM che mi insegue è uno che ho denunciato e che dal punto di vista etico si doveva astenere perché sono in vertenza con il padre e il fratello….. Autorevolissimi magistrati confidandosi mi hanno detto “veramente ti hanno fatto una serie di cattiverie’”.
Subito dopo ad Antonio Clemente fu impedito di sostenere le accuse nei processi ipermercato Zamparini e manifestazioni “Quattro notti e più di luna piena”, che vedono imputati il parlamentare europeo e la sua famiglia per vari reati.
La stampa locale si limitò allora a dare la versione ufficiale, quella della ‘rinuncia volontaria’ da parte del magistrato a seguire quei processi.  
Adesso dagli atti giudiziari, che hanno dimostrato la totale estraneità di Clemente alle accuse rivoltegli dall’ex-guardasigilli, arriva la conferma che quel magistrato è stato sottoposto a denunce ed esposti, oltre che lettere anonime e minacce, per la sua tenace attività investigativa contro la corruzione
Il magistrato è stato quindi costretto a lasciare l’incarico a Benevento e scegliere la capitale per continuare a svolgere il ruolo di sostituto procuratore della Repubblica. Adesso i suoi colleghi magistrati beneventani, tranne quelli che hanno espresso solidarietà a Mastella per “l’ingiusto” rinvio a giudizio, dovrebbero esprimere una valutazione su questa pagina vergognosa.



Da Il Quaderno del 01 nov 2013
Mastella, archiviata denuncia contro il pm che lo indagò: “Nessun riscontro”. 
A renderlo noto, in un articolo sulle pagine online de 'Il Fatto Quotidiano', il giornalista Vincenzo Iurillo sostenendo che "L’ex ministro della Giustizia aveva raccontato che un ex consigliere regionale gli aveva riferito che il magistrato lo avrebbe fatto assolvere se avesse ritirato le azioni legali contro suo padre e suo fratello. Le indagini della Procura di Roma hanno "scagionato" la toga che però ha perso i fascicoli di indagine". 
Vittima del procedimento è stato Antonio Clemente, il sostituto procuratore del Tribunale che ha da poche settimane lasciato Benevento trasferendosi a Roma. Clemente "che ha coordinato le indagini sull’ex ministro della Giustizia e i suoi familiari, concentrate in due diversi filoni, uno sulla costruzione di un ipermercato nella periferia di Benevento ("I Sanniti"), l’altro sulle manovre economiche dell’associazione culturale presieduta e gestita da Lady Mastella e da uno dei figli (Iside Nova). Due inchieste sfociate in due processi che sono stati sottratti ad Antonio Clemente su disposizione del procuratore capo di Benevento Giuseppe Maddalena. Si scrisse che la ragione era da ricercare a questioni di opportunità collegate a un’azione civile e a una querela avanzate da Mastella contro il padre e il fratello del pm, direttore di un quotidiano casertano. 
Invece sotto la cenere covava altra brace. 
Mastella aveva presentato alla Procura di Roma una denuncia raccontando un tentativo di estorsione del pm Antonio Clemente ai suoi danni. I magistrati romani hanno archiviato: non c’era uno straccio di prova e di riscontro. Il pm era innocente. Un risultato, però, Mastella lo ha ottenuto: ha potuto ‘scegliersi’ il magistrato inquirente, perché nel frattempo Antonio Clemente ha perso la conduzione dei processi a carico della dinasty del Sannio e infine ha preferito chiedere e ottenere il trasferimento negli uffici della Procura della capitale. Come da tradizione, la bufala si produce nel casertano. La denuncia di Mastella riporta infatti che un ex consigliere regionale originario della provincia di Caserta gli avrebbe riferito che il pm avrebbe prospettato un esito favorevole del processo a suo carico “come contropartita per la desistenza nelle altre sedi da parte del Mastella nei confronti dei suoi congiunti”. Detto in parole povere: se tu ritiri la denuncia contro mio padre e mio fratello, io ti faccio assolvere. Peccato che il politico casertano, indagato e interrogato sul punto il 5 aprile del 2012, abbia fatto scena muta. Mastella poi indica un colloquio tra il pm e una cugina. La signora afferma di aver ascoltato da Antonio Clemente che questi intendeva “strumentalizzare il processo del quale era titolare nei confronti di Mastella e della consorte come ritorsione per la citazione davanti al giudice civile che Mastella aveva presentato nei confronti dei suoi due congiunti”. Ribadisce la circostanza davanti al pm di Roma Francesco Dall’Olio. Che però ne soppesa le parole, le confronta con la secca smentita del diretto interessato e la mancanza di altre conferme, e alla fine le ritiene insufficienti per un giudizio, sollecitandone l’archiviazione per i reati di abuso d’ufficio e di tentata concussione (l’estorsione del pubblico ufficiale). Mastella, al quale la richiesta viene notificata nella sua qualità di parte offesa, non presenta opposizione. E il Gip Barbara Càllai dispone il decreto di archiviazione. Che si fonda essenzialmente su quattro ragioni. La prima è che non ci sono riscontri alle chiacchiere e ai ‘de relato’. La seconda è nelle dichiarazioni a verbale del procuratore capo Maddalena, che ha elogiato la laboriosità e la serietà del suo sostituto, ne ha condiviso le iniziative passo dopo passo e ha apposto il ‘visto’ alle richieste di rinvio a giudizio dei Mastella. La terza è riassunta in una constatazione: il Gup, il collegio giudicante e i pm beneventani che hanno ereditato i fascicoli hanno ritenuto corretto e ineccepibile l’operato di Antonio Clemente. 
La quarta è una questione di date: come si fa a considerare le inchieste del pm come una ritorsione alle azioni legali di Mastella se il procedimento contro l’ex ministro della Giustizia si incardina nel 2006 mentre le denunce del leader Udeur contro i familiari del magistrato sono state sporte tra il giugno 2009 e il febbraio 2010? Peraltro, Antonio Clemente dichiara di averne avuto notizia solo due anni dopo, quando le apprese dal procuratore capo. Fu in quella occasione che Maddalena prospettò di togliergli le deleghe ai fascicoli processuali. C’erano valide ragioni per astenersi? Secondo il pm no, ma alla fine acconsentì. Fu una decisione concordata. Ma non digerita del tutto. 
Ci sono curiose assonanze con un’altra vicenda che però ebbe un esito diverso. 
E’ quella del magistrato amico di famiglia dei Mastella Assunta Cardone, che il 2 luglio 2009 avvicinò il gup di Napoli del processo alle clientele dell’Udeur, Sergio Marotta, per dirgli che in caso di proscioglimento Mastella “sarebbe stato a sua disposizione”. Marotta denunciò tutto e la dottoressa Cardone è stata condannata a un anno e quattro mesi in primo grado. Nelle motivazioni della sentenza del Tribunale di Roma, trasmessa in Procura per riaprire l’inchiesta, i giudici hanno scritto che “sono emersi gravi indizi in ordine al coinvolgimento di Mastella nel reato ascritto alla Cardone” ed è un “fatto piuttosto anomalo” che l’ex ministro non sia stato indagato".

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