Da Il Sannio Quotidiano del 22.04.2012
BENEVENTO - Venti passi separano l’ingresso della Procura della Repubblica dall’ufficio del sostituto procuratore Antonio Clemente. Ma prima di entrare, colpisce il cartello alla buona attaccato sul muro: “Vietato sedersi sulla scrivania”. Ma come, pensi, nel Palazzo della Giustizia c’è qualcuno a cui salta in mente di appollaiarsi su un tavolo? Chissà se quel divieto tanto esplicito quanto perentorio lo ha voluto lui. Clemente, in un venerdì pomeriggio, è ancora barricato nel suo studio.
Due scrivanie letteralmente sepolte da fascicoli, pile di carte, codici e testi di diritto. Sulle pareti, tutt’intorno, c’è però spazio per i ritratti in carboncino di Falcone e Borsellino, per alcuni riconoscimenti per una carriera iniziata vent’anni fa; mentre devi ruotare lo sguardo per cogliere tracce di vita privata e allora scopri che quasi nascoste dietro la porta ci sono le foto del sostituto procuratore mentre pratica sci di fondo o partecipa a una maratona. “Mi piace molto lo sport”, ammetterà dopo.
Chissà chi glielo dà il tempo, visto che in Procura ci passa dalle 10 alle 12 ore.
Antonio Clemente da Montesarchio ha 25 anni (oggi di anni ne ha 45) quando entra in Magistratura. Ha frequentato il Liceo classico a Benevento, ma per l’Università preferisce trasferirsi a Milano e si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza della Cattolica.
Dottore Clemente quando ha cominciato a immaginarsi magistrato?
“Già al liceo fare il magistrato era una mia aspirazione. L’ho perseguita con ostinazione e sono riuscito a realizzarla presto”.
Quella di entrare di in magistratura è una scelta di campo, col senno di poi la rifarebbe?
“La rifarei perché è stata una scelta ideale. Io vivo la magistratura come servizio. La nostra è un’attività che però va affrontata con umiltà, semplicità, cercando ogni giorno di fare fino in fondo il proprio dovere che è quello di applicare la legge.
Anche se l’accertamento della responsabilità penale non può reggersi sui singoli. La lotta per la legalità deve poter contare non solo sul sistema giudiziario o delle forze dell’ordine, ma anche su quello politico e amministrativo, altrimenti è persa in partenza”.
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