domenica 18 marzo 2012

IL PM NON PIACE A MASTELLA? GLIELO CAMBIANO SUBITO

Finalmente il corrispondente del Fatto Quotidiano Vincenzo Iurillo ha letto i commenti del Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia postati a questo articolo: "Lady Mastella a giudizio per estorsione", ed oggi ci ha offerto una brillante sintesi delle inquietanti novità.
IL PM NON PIACE A MASTELLA? GLIELO CAMBIANO SUBITO
Con le dovute precisazioni e i distinguo del caso, sembra un remake di Why Not. Ora a Benevento come allora a Catanzaro, Clemente Mastella è riuscito a ottenere la sostituzione del pubblico ministero che si occupa di lui. La tecnica è sperimentata, funziona bene. Si costruisce un pretesto ad hoc, si fabbrica un conflitto, e prima o poi qualcuno interviene e firma il cambio.
A Luigi de Magistris il fascicolo, ancora nella fase delle indagini preliminari, glielo tolse il procuratore generale Dolcino Favi. Sul presupposto che l’allora Guardasigilli Mastella, indagato nella maxi inchiesta sul malaffare in Calabria, applicando per la prima volta una nuova prerogativa ministeriale aveva chiesto il trasferimento cautelare d’ufficio di de Magistris e dunque si era formata  una “incompatibilità”. Ad Antonio Clemente, il sostituto procuratore che ha indagato e fatto rinviare a giudizio la dinasty di Ceppaloni – Mastella e consorte imputati di corruzione con Maurizio Zamparini per la costruzione dell’ipermercato ‘I Sanniti’, la moglie Sandra e il figlio Elio alla sbarra  per truffa ed estorsione per vicende legate all’organizzazione della rassegna estiva ‘Quattro Notti di Luna Piena’ – l’avvicendamento è stato deciso dal procuratore capo Giuseppe Maddalena, a processi appena iniziati. Il 18 aprile, quando per una curiosa coincidenza si celebreranno le prossime udienze di entrambi i dibattimenti, andranno in aula i pm Maria Aversano (processo ‘Quattro Notti’) e Nicoletta Giammarino (processo ‘I Sanniti’). Motivazione ufficiale, riferita da Maddalena e confermata da Clemente senza alcun accenno di gioia: la necessità di alleggerire i carichi di lavoro del sostituto procuratore, alle prese con altre delicate inchieste sull’amministrazione locale.
Motivazione ufficiosa, quella che è ‘passata’ come autentica sul territorio beneventano: un esposto al Csm del Clemente ex ministro in cui si sottolineano le presunte inimicizie familiari del Clemente pm. Suo fratello, Pasquale Clemente, direttore della Gazzetta di Caserta, è stato  citato a giudizio da Mastella per un articolo relativo alle vicende giudiziarie di Santa Maria Capua Vetere, deflagrate nel gennaio 2008: lady Mastella arrestata, ministro sotto inchiesta, dimissioni, uscita dell’Udeur della maggioranza, sfiducia al governo Prodi, elezioni anticipate, vittoria di Berlusconi. La motivazione del magistrato ‘oberato di lavoro’ non sfonda, sono in pochi a crederci. Soprattutto dopo aver letto le dichiarazioni alla Gazzetta di Benevento di uno degli avvocati di Mastella, Domenico Russo: “L’onorevole Mastella ha mai chiesto la sostituzione di Clemente? Se dicessi di no direi una bugia”.
Gabriele Corona, presidente di ‘Altrabenevento’, l’associazione che con le sue denunce ha dato il via alle inchieste sui Mastella, ha un’altra spiegazione: “E’ evidente che il procuratore capo Maddalena, che finora ha guidato con grande impegno, efficacia ed equilibrio la Procura, ha assunto questa discutibile decisione perché si è trovato a gestire con imbarazzo richieste pressanti. E la Giustizia perde credibilità: a nessun imputato ‘normale’ è consentito scegliersi il pm. Se si accetta la logica che il ‘potente’ può essere trattato diversamente dinanzi ai giudici, dobbiamo aspettarci che altre sue richieste siano accolte, seppur con imbarazzo. A questo punto, sarebbe meglio trasferire i processi ai Mastella ad un altro Tribunale”.
(tratto dall’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano)


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martedì 13 marzo 2012

Clemente Mastella e le telefonate dei boss


Nel 2007 il clan Piromalli avvicinò Mastella e il suo entourage per chiedere appoggio politico e favori all’allora Ministro della Giustizia. Mastella era in stretti rapporti con un affarista democristiano pluripregiudicato in affari con la ‘ndrina di Gioia Tauro, oggi latitante in Venezuela, Aldo Miccichè, che gestiva la trattativa per conto del clan e offrì aiuto al politico. Che mise i suoi uomini a diposizione di una delle cosche criminali più grandi al mondo. La storia è già nota, ma quasi solo agli addetti ai lavori. OggiAgoraVox pubblica le intercettazioni inedite che dimostrano la vicinanza di Mastella, eurodeputato e candidato sindaco di Napoli, alla criminalità organizzata calabrese.


Rettifica: Matteo Cosmi: "Mai riciclato soldi dei Piromalli". E minaccia azioni legali contro AgoraVox. Leggi la lettera di Cosmi e la replica del cronista
Il clan Piromalli non è una ‘ndrina locale come tante: è la più grande cosca dell'Europa occidentale. Conta migliaia di affiliati e controlla buona parte del traffico internazionale di stupefacenti. Detiene il controllo totale della piana di Gioia Tauro, ma è presente anche in Liguria e nel Lazio. C'erano anche loro, i Piromalli, tra le vittime della "truffa dei Parioli": volevano riciclare 14 milioni di euro. Per farlo si erano rivolti a Gianfranco Lande, il broker dell’Egp noto alle cronache da diversi giorni per aver truffato migliaia di persone tra cui diversi vip (Paolo e Sabina Guzzanti, Massimo Ranieri, i fratelli Vanzina), tramite lo stesso mediatore finanziario che trovava i soldi per Flavio Carboni nell'affare eolico, Matteo Cosmi, indagato a Roma per riciclaggio. Oggi il pm Luca Tescaroli sta indagando sull'origine di quel patrimonio smisurato, ma nel 2007 i Piromalli avevano problemi ben più seri cui pensare.

Tutto inizia insieme a una contesa con il clan alleato Molè per il controllo di una società che gestisce i servizi di movimentazione di merci e container nel porto di Gioia Tauro. Poco dopo che la società finisce in mano una cordata che risponde ai Piromalli, vengono assassinati il fratello di Girolamo Molè, reggente della ‘ndrina omonima, e un imprenditore vicino al clan. I Piromalli, intanto, si sono alleati con la famiglia Alvaro. Inizia così una guerra di mafia. Per vincerla i Piromalli hanno bisogno che il capo storico del clan,Giuseppe Piromalli, possa tornare a prendere le redini della famiglia. Ma il boss si trova al 41 bis, e per alleggerire la sua posizione carceraria Antonio Piromalli, figlio di Giuseppe e reggente della 'ndrina, si rivolge alla politica che conta: l'Udc di Casini, il senatore a vita Emilio Colombo e persino ad ambienti della massoneria e del Vaticano. Finché non capiscono che l'unica persona che può davvero aiutarli nella loro missione disperata è il Ministro della Giustizia. È a lui che fa capo il meccanismo del 41-bis. E il Ministro della Giustizia, nel 2007, si chiama Clemente Mastella

Il 4 ottobre 2007 Antonio Piromalli parla con Aldo Miccichè, un affarista ultrasettantenne legato alla Democrazia Cristiana, già accusato da un pentito di essere vicino alla Banda della Magliana (Miccichè venne chiamato a testimoniare anche nel processo per l'omicidio di Mino Pecorelli), oggi latitante in Venezuela dopo avere accumulato, in tutto, condanne per 25 anni di carcere per truffa e corruzione. Aldo Miccichè chiama "compare" il senatore Colombo (Emilio). Dice di avere parlato con un tale Borgomeo e di avergli dato disposizioni. Si tratta di Francesco Borgomeo, uomo dell'Udeur allora a capo della segreteria di Mastella al Ministero della Giustizia (riuscì ad avvertire Mastella, tre giorni prima che fosse emessa, dell’ordinanza di custodia cautelare a carico della moglie e di diversi esponenti dell’Uduer relativa all’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, quella che ufficialmente portò alla caduta del governo Prodi; inchiesta poi trasferita per competenza a Napoli per cui la settimana scorsa Mastella e consorte sono stati rinviati a giudizio con le accuse di truffa, appropriazione indebita e abuso d’ufficio). Miccichè fa anche altri due nomi dell'entourage di Mastella: Antonella Appulo, allora esponente dei giovani dell'Udeur, oggi impiegata presso la segreteria del Ministro Mara Carfagna, e Adriana Zerbetto, anche lei Udeur e segretaria particolare di Mastella, "quella che si occupa di queste cose" e che "ha fatto quello che si doveva fare". Ma ci sono problemi: “Ho l'impressione però che non si riesce a manovrare bene... qua dovremo forse a mio avviso fare un altro tipo di rapporto e lo devo fare in Lombardia”. Quello che i due non sanno è che la Procura di Reggio Calabria sta registrando le loro parole. Ecco il brogliaccio integrale, finora inedito, di questa telefonata.
Antonio con Aldo Miccichè che lo saluta molto confidenzialmente chiamandolo Totò, Aldo gli chiede "come sei figlio?",
Antonio gli da del voi,
Aldo dice "stamattina ho avuto un colloquio con quella persona per motivi particolari connessi al senatore Colombo che è mio compare ecc ecc ... siccome è stato un colloquio lungo sono riuscito ad accennargli ... mi ha detto che aveva dato disposizioni a Borgomeo ed alla segretaria ... però dice che in questo momento sta succedendo un casino della madonna per i provvedimenti particolari ... soprattutto perché dice che uno delle brigate rosse non so che cazzo ha fatto ... ha assaltato una banca ... aveva tre ergastoli e l'hanno cacciato fuori ... con altri due è successo un altro bordello ... a Palermo è successo un altro bordello per i provvedimenti speciali ... anche a carattere interno (marca il tono) ... è un momento delicato ... comunque vediamo se passa 'sta bufera e loro come avevano promesso a dicembre dovrebbero cercare di fare qualcosa",
Antonio risponde "il problema esiste ... ma quelli che lui vi ha citato sono cose reali ma sono cose emesse a favore ... qui invece noi parliamo di cose che invece non devono ne essere emesse e ne non essere emesse",
Aldo ribatte dicendo che la persona con cui ha parlato gli ha detto che tutti i magistrati in questo momento sono tutti in allerta, 
Antonio replica che per questa questione non c'entrano i magistrati,
Aldo dice che
 "lui" l'intervento lo aveva già fatto e che a tal fine lo avevano già chiamato per informare Francesco Borgomeo della segreteria, l'uomo dice che lo aveva chiamato anche Antonella Appulo e per lo stesso motivo si è mosso il capo di gabinetto, la Zerbetto (che è quella che si occupa di queste cose) ha fatto quello che doveva fare, l'uomo quindi dice "ho l'impressione però che non si riesce a manovrare bene ... qua dovremo forse a mio avviso fare un altro tipo di rapporto e lo devo fare in Lombardia",
Antonio commenta "se non ci riuscite voi chiudiamo il libro e basta e ci rassegniamo", cade la linea.

Il 10 novembre i due si risentono. Iniziano a parlare d’affari ma poi, annotano gli investigatori, Aldo Miccichè devia il discorso sulla situazione carceraria del padre di Antonio, Giuseppe Piromalli, “il punto più importante”. Miccichè informa Antonio Piromalli: “Sia Antonella Pulo (Appulo, nda), sia la Zerbetto e sia Francesco Borgomeo mi hanno fatto capire che... tenteranno di fare quello che... sottobanco devono farlo... perché tu sai che c'è stato un irrigidimento dopo gli avvenimenti che tu sai! D'altro canto, conosciamo il carattere (di Giuseppe Piromalli, ndr)”. Antonio il carattere di suo padre lo conosce bene e sa che non è facile farlo ragionare. In carcere “è esasperato” e “lo diventa ancora di più – annotano gli investigatori – quando gli vengono toccate le cose di cui necessita maggiormente, ossia la corrispondenza”.

Così Aldo Miccichè decide di spingere l’acceleratore sulla trattativa e il 5 marzo 2008 chiama direttamente il ministro Mastella, oggi eurodeputato e candidato sindaco per il comune di Napoli. Mastella non riesce a rispondere e, non riconoscendo il numero che lo ha contattato, lo richiama ignorando in un primo momento l’identità del suo interlocutore. La storia è già nota (a dire il vero quasi solo agli addetti ai lavori) e l’avevamo anche raccontata quest'estate, ma il testo integrale della telefonata non è mai stato pubblicato da nessun giornale. Miccichè si rivolge a Mastella dandogli del tu e chiamandolo “Clemente mio”e gli offre aiuto. Anche Mastella dà del tu a Miccichè. Seppure traspare un certo imbarazzo dell’ex ministro nell’apprendere l’identità del suo interlocutore, dal tono della telefonata si capisce, come scrivono i pm di Reggio Calabria, che “certamente Mastella riconosce il suo interlocutore”, Miccichè, “che mostra grande dimestichezza con l’uomo delle Istituzioni”.
ALDO MICCICHÈ: ... alo? ...
MASTELLA: ... chi è?...
ALDO: ... alo?...
MASTELLA : pronto ?...
ALDO MICCICHÈ : ..pronto?..
MASTELLA: .. chi è?...
ALDO MICCICHÈ: Aldo . Chi è?..
MASTELLA: Chi Aldo?.. 
ALDO MICCICHÈ: Aldo Miccichè! Da dove chiami?
MASTELLA: Come?
ALDO MICCICHÈ: Da dove chiami?
MASTELLA : Sono Clemente Mastella.
ALDO MICCICHÈ: Clemente mio, meno male… sto cercando per fare il possibile per aiutarti eccetera... ti mando... speriamo..
MASTELLA: Come?..
ALDO MICCICHÈ: Vediamo se recuperiamo sul Lazio e su Roma... ti mando Francesco Tunzi... già hai conosciuto... da anche altri amici… noi e nostri.
MASTELLA: Fammi vedere perché... sentiamoci allora più tardi... o ti chiamo io più tardi, vediamo che decido di fare… ok?
ALDO MICCICHÈ: Va bene?... Te lo posso mandare?... A Roma? 
MASTELLA : Ciao... ciao 
ALDO MICCICHÈ: Te lo mando... ciao..

Potrebbe sembrare che la brevità di Mastella sia dovuta a una conoscenza superficiale dell’uomo che lo ha chiamato, ma secondo la Procura è vero il contrario: Mastella chiude in fretta la telefonata proprio perché conosce bene Miccichè e il suo spessore criminale. Il perché di tanta prudenza lo si può capire da una telefonata intercorsa qualche mese prima, il 25 novembre 2007, tra Aldo Miccichè e Antonio Piromalli. Miccichè informa Antonio che Mastella “non sa come muoversi” perché sospetta di avere il telefono sotto controllo per via delle indagini di De Magistris (“Basta il fatto di Catanzaro per vedere come è messo questo disgraziato”), e che è meglio continuare a trattare con i suoi collaboratori. Riproponiamo il brogliaccio di questa conversazione che avevamo già pubblicato lo scorso luglio.
Aldo Miccichè chiama Antonio al quale dice che deve capire qual è il momento particolare che sta attraversando l’Italia dato che forse il Piromalli non lo ha capito e continua il discorso Aldo dicendo: "Chi è dentro soffre cento e chi è fuori soffre 1000 (Riferito alla situazione del padre del Piromalli, ndr) chiaro o no, però chi è dentro ed è uomo con i coglioni sa come vanno le cose chiaro o no". 
Antonio risponde di capirlo e chiede se non riescono a muoversi e quindi non riescono a risolvere il problema. 
Aldo si innervosisce e dice: "allora no.. non... allora sto cazzo di Ministro... questo povero disgraziato non sa come muoversi non sa se è un ministro non sa se lo sentono non sa se sta dentro o se sta fuori è ricattato in qualsiasi momento... ha paura a parlare per telefono... ha paura se devono mandargli una mail... cambiano un fax al giorno... ha fatto quello che doveva fare e mi ha messo in contatto con chi di dovere... mi sono spiegato con Francesco Borgomeo, con Adriana Zerbetto con la direttrice Generale Antonella Appullo ect.. ect.. i quali si muovono in un terreno minato... li ho chiamati due o tre volte che mi parla l’informale loro... dandomi un numero di telefono particolare. Chiaro o no?" 
Antonio risponde dicendo ad Aldo sempre di sì. […]
Aldo dice che prima non avevano paura ma in questi ultimi periodi chiede al Piromalli se se ne è accorto di quello che ci è successo ed esclama ancora: "Basta il fatto di Catanzaro per vedere come è messo questo disgraziato… Se gli controllano anche il cellulare che cosa vuoi di più… e io lo ho il cellulare… gli controllano il cellulare gli controllano il computer gli controllano i fax... come si comunica con sta gente ora?!"
Antonio così esclama: "Sì, ma tanto più di là non possono andare”.
Aldo: "Sì ma questo è un discorso che va bene a noi... ma non va bene a loro... non si sa se resta questo Governo se non resta questo Governo se lui resta Ministro se lui non resta Ministro.. se fa la crisi di Governo se non fa la crisi di Governo... se si va a votare se non si va a votare che cazzo succede in questo centro destra che cazzo succede in questo centro Sinistra.. sti cazzo di comunisti che stanno rompendo i coglioni a tutti i livelli possibili ed immaginabile alla gente che lavora... alla gente che è nostra... chiaro o no?!... questi che si vendono per niente... questa è la verità vera... vedi tu la prendi sotto un aspetto io purtroppo sono costretto a vederla sotto l’aspetto politico perché quella è la strada che ho! chiaro o no!... mi capisci o no!?... cioè da parte mia non spenderei mai una bugia una menzogna".
Antonio così fa un altro esempio e dice che tutti gli hanno detto di no. Così Aldo ancora dice che quello che non capisce Antonio che l’amministrazione della Giustizia non ha nulla a che vedere con l’esempio che gli ha fatto il Piromalli dato che la Giustizia dice che ha un dramma che si chiamano interferenze di carattere parlamentare che non sono poche e questo è il guaio vero. E continuando il discorso dice dei giornali, delle agenzie giornalistiche e delle fughe di notizie.

Così la trattativa con Mastella, che pure aveva messo i suoi uomini a disposizione del clan, finisce in un nulla di fatto. Per ottenere l’appoggio politico di cui hanno bisogno, i Piromalli dovranno rivolgere le loro attenzioni molto più a Nord. A Milano, in Via Senato 12, c’è un senatore che li aspetta a braccia aperte. Si chiama Marcello Dell’Utri, e con lui la trattativa andrà a buon fine. Ma questa è un’altra storia.

Il clan Mastella, Zamparini e l’inchiesta su un ipermercato a Benevento



TANTO VA MASTELLA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPARINI – IL RÀS DI CEPPALONI E IL PRESIDENTE DEL PALERMO RINVIATI A GIUDIZIO PER CORRUZIONE – PER SBLOCCARE L’APERTURA DI UN CENTRO COMMERCIALE A BENEVENTO, ZAMPARINI AVREBBE ‘DONATO’ 50 MILA € ALLA ONLUS DEI CONIUGI MASTELLA I QUALI, A LORO VOLTA, AVREBBERO FATTO PRESSIONI SULLA GIUNTA COMUNALE PER OTTENERE LA CONCESSIONE EDILIZIA – ALLA SBARRA UNA FOLLA DI IMPUTATI: 14, TRA AMMINISTRATORI LOCALI, DIRIGENTI E TECNICI COMUNALI PER TRUFFA, FALSO E CORRUZIONE…
Vincenzo Iurillo per “il Fatto quotidiano”
Riavvolgiamo il nastro al 13 maggio. Conferenza stampa convocata in fretta e furia nello stadio del Palermo. Il presidente dei rosanero Maurizio Zamparini è furibondo, disserta sulla mancanza della certezza del diritto in Italia, annuncia ricorsi alla Corte Europea perché “vittima di una situazione kafkiana, un castello di sabbia di accuse false”. Il Riesame di Benevento gli ha appena sequestrato 17 milioni e mezzo di euro di azioni della società, il pacchetto di maggioranza.
È la conseguenza di un’inchiesta del pm Antonio Clemente sulla realizzazione del centro commerciale beneventano “I Sanniti”, lubrificata da una presunta tangente di 50 mila euro ai coniugi Clemente e Sandra Mastella e portata a termine, secondo la Procura e i suoi periti, attraverso falsi prospetti, concessioni facili, promesse di posti di lavoro per ottenere il via libera a un’operazione piena di falle.
Un giornalista chiede lumi su quei 50 mila euro e Zamparini risponde così: “Sono andato dalla signora Mastella e le ho detto: il vostro sindaco è impazzito, vedete un po’ qual è il motivo per cui dice che non possiamo aprire l’ipermercato. Lei mi disse, come tutti i politici, noi abbiamo una onlus per aiutare i poveri di Benevento, mi fa una offerta? E io feci una offerta ufficiale con un bonifico di 50 mila euro alla onlus. E questo vi sembra un reato?”.
A parte che la onlus in questione, “Iside Nova”, più che aiutare i poveri organizzava rassegne di concerti ed è finita pure nel mirino di un’altra inchiesta per le creste ricavate sulle fatture, il Gup Flavio Cusani è convinto che, sì, quel bonifico potrebbe configurare un accordo illecito.
E per questo ieri ha rinviato a giudizio Zamparini e i Mastella per corruzione. Rigettando l’istanza di dissequestro delle azioni del Palermo. La prima udienza del processo si terrà il 18 aprile 2012. Con una folla di imputati: quattordici, tra amministratori locali, dirigenti e tecnici comunali e collaboratori di Zamparini, per una sfilza di reati che vanno dalla truffa al falso all’abuso d’ufficio, fino alla corruzione e all’istigazione alla corruzione.
Quest’ultima è contestata a un uomo di fiducia dell’imprenditore friulano, che avrebbe contattato un componente della commissione Beni Ambientali e un assessore per proporre loro un assaggio del “metodo Zamparini” già sperimentato, a suo dire, per l’apertura di altri ipermercati: farsi segnalare liste di nomi di persone da assumere e allungare una cospicua mazzetta. I politici avvicinati, però, rifiutarono. Uno di loro registrò tutto e portò la cassetta agli inquirenti.
Ma che bisogno aveva Zamparini di chiedere i buoni uffici dei Mastella? L’ipermercato, avviato nel 2002, quattro anni dopo si era ancorato nelle secche di problemi burocratici seri, e nell’opposizione delle associazioni Lipu e Altrabenenvento, le cui denunce contro gli stravolgimenti urbanistici in atto in una zona sottoposta a vincoli avevano mosso l’opinione pubblica. Bisognava quindi mobilitare consenso intorno all’investimento.
Nel feudo dei Mastella, chi meglio del ministro di Giustizia e della presidente del consiglio regionale dell’epoca per sbloccare la situazione? L’incontro tra Zamparini e Lady Mastella avvenne nel settembre 2006 e il sindaco Fausto Pepe (non indagato) ha messo a verbale che proprio da quel settembre in poi i Mastella iniziarono una raffica di telefonate per fare pressione su chi doveva consentire l’apertura de “I Sanniti”. Che avviene anche grazie al contributo dell’assessore all’Urbanistica Aldo Damiano. All’epoca mastelliano, rinviato a giudizio per corruzione pure lui.
da dagospia.com


Ancora autoblu e scorta per i coniugi Mastella: le lamentele e i sotterfugi per riottenerle

Auto con scorta... un servizio che costa allo Stato milioni di euro l'anno, almeno 400 auto impegnate nella sola capitale e oltre mille uomini delle forze dell'ordine!
In molti casi uno spreco incredibile, soprattutto al quarto livello, quello ritenuto a basso rischio ma che comunque garantisce un auto dello Stato con relativa guardia giurata. In questo livello si annidano persistenti privilegi che resistono al tempo ma non alla logica di un rischio, che se mai c'è stato, spesso non appartiene più alla realtà.
Troviamo molti personaggi noti in questo quarto livello: come l'ex ministro Paolo Cirino Pomicino, l'uomo dalle uova d'oro (per gli amici suoi), condannato in via definitiva per le tangenti, ma che continua a usufruire di un'auto di proprietà statale e di una persona di scorta pagata dal Viminale.
E ovviamente l'onnipresente coppia Mastella: i due coniugi, uniti anche dal rinvio a giudizio per l'accusa di aver intascato tangenti nella costruzione del centro commerciale "i Sanniti", hanno entrambi l'auto di rappresentanza con relativa scorta.
Curiosamente, appena si avvicina la decisione semestrale sul rinnovo della concessione, strane minacce garantiscono la persistenza del servizio per la famiglia Mastella. Minacce che poi quasi mai tornano a farsi sentire, proiettili che compaiono al'improvviso sul davanzale dell'ufficio senza che le telecamere e il servizio di vigilanza si accorgessero di nulla, presunte lettere delle BR che poi finiscono nel dimenticatoio... E così nella provincia di Benevento i coniugi Mastella hanno entrambi l'auto con scorta e magistrati come Antonio Clemente, titolare di indagini delicate per le quali è stato più volte minacciato, no...
Per la verità nel 2010 a Clemente Mastella la scorta fu tolta:
detto fatto, i "popolari per il sud" (segretario indovinate un pò? Giulio di Donato, ex tangentista non pentito) lamentarono che il loro candidato a sindaco di Napoli aveva ricevuto una presunta aggressione e la scorta immediatamente tornò!

giovedì 8 marzo 2012

Mastella (INQUISITO) decide che il Pubblico Ministero che lo ha indagato non può partecipare al processo.



E' a dir poco inquietante l'arbitrio e/o discrezionalità e/o responsabilità che 
il procuratore capo si è assunto con questo atto.Potrebbe addirittura 


condizionare  nei fatti il CSM cui si è rivolto l'ineffabile Mastella.


Ci si rende conto? 


giudici  sono soggetti soltanto alla legge. 


I politici, soprattutto se inquisiti, non devono poter minimamente influire 


sull'amministrazione della giustizia.


Ne va di tutto il nostro sistema costituzionale !



Il commento di Altrabenevento dell’8 marzo 2012


Al Sostituto Procuratore della Repubblica di Benevento, Antonio Clemente, è stato vietato di occuparsi dei processi a carico dei coniugi Mastella.
Il Procuratore della Repubblica di Benevento, Giuseppe Maddalena, ha incomprensibilmente deciso di sostituire il Pubblico Ministero del processo a carico di Sandra Lonardo Mastella ed altri per gravi reati connessi alla organizzazione della manifestazione “Quattro notti … di luna piena”. L’indagine era stata condotta dal Sostituto Procuratore, Antonio Clemente, che ora non potrà sostenere le accuse durante il dibattimento. Allo stesso Pubblico Ministero è stata vietata anche la partecipazione al processo contro Zamparini che vede indagato per corruzione Clemente Mastella il quale, alla fine di dicembre scorso, dopo il rinvio a giudizio, aveva annunciato a mezzo stampa di aver presentato un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura contro quel magistrato.
Proprio alla luce di quelle dichiarazioni, il divieto imposto al Sostituto Procuratore, Antonio Clemente, di rappresentare l’accusa durante il processo ai Mastella, appare veramente inquietante perché, di fatto, anticipa addirittura una decisione che compete al CSM.
Possibile che in questa città sia consentito ad alcuni politici imputati per gravi reati di decidere se il Pubblico Ministero che lo ha indagato e ne ha chiesto il rinvio a giudizio, possa partecipare al processo? Se passa questa logica, allora il politico corrotto ha pure diritto a scegliersi il magistrato che può indagarlo, oppure quello che deve indagare il suo avversario ed anche come devono essere condotte le indagini.
Confessiamo di essere profondamente preoccupati per la decisione assunta dal dottore Maddalena che finora ha rappresentato la speranza di una giustizia non condizionata dai potenti di turno, e per questo gli chiediamo di chiarire i motivi della sua strana decisione che di fatto delegittima il dott. Antonio Clemente, un magistrato coraggioso che ha condotto con impegno indagini complesse contro il malaffare, più volte “ricusato” e minacciato da delinquenti e malfattori.
Il presidente – Gabriele Corona
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La incredibile conferma dell’avvocato di Mastella da Gazzetta di Benevento
La vicenda della sostituzione del pubblico ministero nell’udienza di ieri nel processo definito “Quattro notti…” ci ha spinti a chiedere a Domenico Russo, difensore di fiducia di Clemente Mastella e della moglie Sandra, di fare chiarezza, dal suo punto di vista, sulla vicenda.
“Posso riferire – ci ha detto l’avvocato Russo – che mi risulta che il sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Clemente, sia stato sostituito sia nel procedimento penale cosiddetto “Iside Nova-Quattro Notti”, dove al suo posto è subentrato il sostituto, Maria Laura Aversano, che nel processo relativo alla “vicenda dell’ipermercato Zamparini” nel quale invece è subentrata Nicoletta Giammarino.
Entrambi i processi sono fissati per l’udienza del 18 aprile dinanzi al Tribunale penale in composizione collegiale”.
La sostituzione, è stato detto, pare sia stata decisa dal procuratore della Repubblica Giuseppe Maddalena.
A lei cosa risulta avvocato Russo?
“Sembra che sia stato lo stesso sostituto procuratore, Antonio Clemente, ad avanzare la richiesta della propria sostituzione in entrambi i procedimenti.
Non sono in grado di dare una spiegazione in merito alle dichiarazioni riportate da alcuni organi di stampa i quali riferiscono che Clemente invece avrebbe affermato di non essere stato lui a chiedere la propria sostituzione.
Con grande probabilità tali affermazioni verranno al più presto smentite.
Avranno forse inteso male i suoi colleghi giornalisti. Scommettiamo?
Lei mi chiede anche se sono a conoscenza che l’onorevole Mastella abbia mai chiesto la sostituzione di Clemente nei due procedimenti in questione: beh se dicessi di no direi una bugia.
Certamente se qualcosa è stata fatta è stata fatta sempre nel pieno rispetto della legge e della correttezza. Fermiamoci qua”.
Certo, “sostituzioni” del genere sono frequenti?
“Beh, non mi risulta.
L’ufficio del pubblico ministero è impersonale e lo stesso procedimento può essere seguito, in varie fasi, da più magistrati senza necessità di alcuna sostituzione formale.
Solitamente, a Benevento come altrove, ogni magistrato dell’Ufficio del Pubblico Ministero svolge indagini relative ai procedimenti che gli sono assegnati e prende parte alle udienze penali per i processi instaurati a seguito delle indagini, salvo alcune udienze in cui, secondo organizzazioni interne all’Ufficio di Procura, può capitare che compaiano altri sostituti procuratori; questo con particolare riferimento alle udienze che si celebrano dinanzi al Tribunale in composizione collegiale, poiché dinanzi al Giudice in composizione monocratica, salvo alcune eccezioni, e dinanzi al Giudice di pace oramai compaiono quasi sempre i cosiddetti vice procuratori onorari”.

Colpo di scena al Tribunale di Benevento: sostituito il PM Antonio CLEMENTE "sgradito" all'ineffabile Clemente MASTELLA ! Vogliamo spiegazioni dal procuratore Maddalena.

Colpo di scena al Tribunale di Benevento: sostituito il PM Antonio CLEMENTE "sgradito" all'ineffabile Clemente MASTELLA ! Vogliamo spiegazioni dal procuratore Maddalena.

08.03.2012 18:12

(Sanniopress) – Colpo di scena nel corso della seconda udienza del processo sulle presunte irregolarità commesse nell’ambito della manifestazione “Quattro Notti e più di luna piena”, che vede imputati Sandra Lonardo Mastella e il figlio Elio.
Il pm Antonio Clemente, che ha condotto la delicata inchiesta, è stato sostituito dal sostituto procuratore Maria Aversano. Avvicinato dai giornalisti, lo stesso Clemente ha chiarito di non aver chiesto lui la sostituzione, limitandosi a dire: “Chiedete spiegazioni al procuratore Maddalena”.
Al tal proposito va ricordato che Clemente Mastella, attualmente sotto processo nell’ambito della cosiddetta “inchiesta Zamparini” condotta sempre dal sostituto procuratore originario di Montesarchio, qualche mese fa aveva affermato: “Da ex ministro della Giustizia ritengo di non dover collegare l’atto (richiesta di rinvio a giudizio – ndr)  alla circostanza che è stato prodotto dallo stesso pm verso cui, da tempo, ho presentato un esposto documentato e circostanziato agli organismo giurisdizionali. Da ex ministro della Giustizia ho il dovere di non collegare l’avvenimento odierno alla circostanza che a suo tempo ho avanzato richiesta di risarcimento danni nei confronti di strettissimi familiari del mio pubblico accusatore”.



ORA E' TEMPO CHE IL PROCURATORE CAPO DEL TRIBUNALE DI BENEVENTO DOTT.MADDALENA DIA CON TUTTI I MEZZI SPIEGAZIONI PLAUSIBILI SULLA DESTITUZIONE DEL DOTT.CLEMENTE NELLA INDAGINE "QUATTRO NOTTI E PIU' DI LUNA PIENA".

STAVOLTA NON TOLLEREREMO CHE IL TRIBUNALE DI BENEVENTO DA ETERNO "PORTO DELLE NEBBIE" DIVENTI IL TEATRINO NASCOSTO DEL PUPARO MASTELLA !

Indovinate Chi vuole trasferire il magistrato che indaga seriamente sulla corruzione a Benevento ?

31.01.2012 21:11

Altrabenevento - Comunicato stampa del 30 gennaio 2012
 Il mese di gennaio si chiude con un bilancio pesantissimo per il numero e la gravità dei fatti delinquenziali denunciati in questa città. Furti negli appartamenti, scippi, auto e capannoni industriali bruciati, danneggiamenti ed intimidazioni ad industrie e cantieri edili, colpi di pistola contro la casa di un imprenditore già minacciato. Quest’ultimo episodio è davvero inquietante e dimostra che la malavita organizzata si sente padrona assoluta del territorio. Di fronte a tale situazione i rappresentati politici, ad ogni livello, tacciono imbarazzati limitandosi a partecipare alle manifestazioni per la legalità o a promuovere sportelli antiracket che servono solo a fare scena, come quello attivato presso il Comune di Benevento.
Grande attenzione viene invece prestata, da oltre due mesi, alla indagine sugli appalti del Comune capoluogo che tiene con il fiato sospeso tutta la classe politica locale e non solo. Negli ultimi dieci anni sono state diverse le inchieste giudiziarie che hanno riguardato le attività di Palazzo Mosti ma questa volta l’attenzione è ossessiva al punto da condizionare totalmente il dibattito politico sempre più velenoso, alimentando ad arte anche le illazioni su presunti arresti che da mesi si danno per imminenti. Ovviamente i grandi manovratori non si limitano ad augurarsi che l’indagine salvi i propri amici e travolga gli avversari, e sperano di depistare le indagini o addirittura di cambiare il magistrato che le conduce.  
Diversi “bene informati” infatti, annunciano che manovre concentriche sono in corso per trasferire il Sostituto Procuratore, Antonio Clemente, ed affidare ad altro magistrato, e forse anche ad altri organi di polizia giudiziaria, l’indagine che fa tremare i polsi a diversi amministratori, funzionari pubblici ed imprenditori.
Non è la prima volta che quel Pubblico Ministero, tra i più attivi contro la corruzione e il malaffare, si trova al centro di esposti ed attacchi da parte di chi vuole allontanarlo da questo Tribunale.
Ultimamente gli strali sono arrivati da Clemente Mastella che il 22 dicembre scorso è stato rinviato  a giudizio su richiesta di quel Sostituto Procuratore per una presunta tangente pagata da Maurizio Zamparini. L’ex ministro della giustizia nel corso di una intervista alla emittente televisiva TV7, commentando il provvedimento giudiziario a suo carico, ha dichiarato: “E’ una cosa ingiusta, una clamorosa ingiustizia, un fatto ingiustissimo. …. Al processo verranno fuori cose abbastanze clamorose alla presenza dei media….. C’è un pregiudizio nei miei riguardi… che si allunga fino a qua con qualche cattiveria. Il PM che mi insegue è uno che ho denunciato e che dal punto di vista etico si doveva astenere perché sono in vertenza con il padre e il fratello….. Autorevolissimi magistrati confidandosi mi hanno detto “veramente ti hanno fatto una serie di cattiverie’”.
Il presidente – Gabriele Corona

P.S.
La società civile è invece vicina al Sostituto Procuratore Dott. Antonio Clemente e sin dalla Sua esposizione a vili atti intimidatori e ad una ancor più vile campagna di attacchi mediatici gli ha voluto esprimere una solidarietà che segni un netto distacco da quella pelosa ed ipocrita dei politici fondando il gruppo sul social network Facebook dalla denominazione inequivoca : Io sto con il giugice Clemente di Benevento.
Ora più che mai è necessario aderire convintamente ed attivamente in quanto il trasferimento del Pubblico Ministero tra i più attivi contro la corruzione e il malaffare sarà un duro scacco per la giustizia , la società civile ed una vittoria per chi vuole che il Tribunale di Benevento sia l'eterno "porto delle nebbie"...
Rosanna Carpentieri per il Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia 


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