mercoledì 26 dicembre 2012
Il nuovo che avanza ovvero: gli avanzi, di galera
Mastella cerca un posto sotto l'ala di Monti.
Il nuovo che avanza...è Clemente Mastella? Il rinnovamento della politica italiana passa per il dis-onorevole più vorace della storia recente della Democrazia Cristiana ?
Tutti vogliono un posticino sotto l'ala di Monti...e questa sarebbe l'era dell'antipolitica e della rottamazione ?
sabato 27 ottobre 2012
Il processo DI Mastella e le stranezze del Comune di Benevento
Sei anni fa, esattamente il 19 ottobre 2006, fu aperto al pubblico l’Ipermercato “I Sanniti” di Maurizio Zamparini a conclusione di una serie di innumerevoli atti illegittimi ed illeciti, secondo La Procura della Repubblica e il Giudice per l’udienza preliminare che, a dicembre scorso, ha rinviato a giudizio per numerosi e diversi reati, l’imprenditore friulano, i coniugi Sandra e Clemente Mastella ed altre 11 persone tra tecnici, amministratori e funzionari pubblici.
Il processo in corso presso il Tribunale di Benevento è davvero strano: il Pubblico Ministero che ha seguito l’indagine, il dott. Antonio Clemente, è stato sostituito; diversi giudici, compreso il presidente dell’attuale collegio giudicante, si sono dichiarati incompatibili; l’associazione Altrabenevento che ha presentato sull’argomento diversi dossier ed esposti, non è stata riconosciuta “parte civile”.
Dopo tali dichiarazioni, il Pubblico Ministero Antonio Clemente è stato sostituito, e l’ex ministro della Giustizia si è calmato. Infatti all’udienza del processo del 27 settembre, che non è più il processo a Mastella, ma il processo di Mastella, si è presentato spontaneamente per dichiarare che si sottoporrà volentieri all’interrogatorio del nuovo PM.
L’altro comportamento ancora più strano è quello dell’amministrazione comunale di Benevento che si è costituita parte civile nel processo, che vede imputati anche l’attuale segretario generale, Antonio Orlacchio, e l’assessore , Aldo Damiano, ma non si decide ad assumere gli atti necessari per recuperare almeno parte del danno, pari a sei milioni di euro, subito dalla collettività per il mancato rispetto degli accordi connessi alla apertura del Centro Commerciale.
Infatti, il parco fluviale non è stato completato e l’area non è stata acquisita al patrimonio comunale; la strada tra l’Ipermercato e il parcheggio del parco non è stata collaudata e ceduta al Comune che non ha neppure incassato gli oneri equivalenti; non sono state acquisite le aree della ferrovia lungo via Mura della Caccia e l’asse interquartiere non è stato completato; l’area retrostante i tre capannoni abusivi è stata dichiarata nel nuovo PUC come area edificabile F5 e ciò favorisce il tentativo di Zamparini di sanarli, nonostante l’impegno ad abbatterli.
Per Altrabenevento- Sandra Sandrucci
giovedì 10 maggio 2012
Processo Mastella/Zamparini (prima udienza del 10.05.2012). Accuse infamanti all'associazione Altrabenevento Contro il Malaffare
Alla prima udienza del processo Zamparini/Mastella ed altri 12, finisce sotto accusa l'associazione Altrabenevento Contro il Malaffare
Accuse tanto infamanti quanto ridicole ad Altrabenevento Contro Il Malaffare.Esprimiamo solidarietà al presidente Gabriele Corona.
In nome di tutti i cittadini offesi e danneggiati da queste vicende di malaffare deve potersi costituire parte civile!
Rosanna Carpentieri
Da Il Sannita del 10 maggio 2012
Questa mattina, finalmente, è cominciato il processo per i fatti connessi alla costruzione e all’apertura del Centro Commerciale “I Sanniti”
Sono imputati per i seguenti reati: Truffa Aggravata: Zamparini Maurizio (promotore dell’Ipermercato), De Santis Rosa (progettista), Cassano Francesco (dirigente Settore Urbanistica fino a maggio 2006), De Lorenzo Mario (dirigente Settore Urbanistica da maggio 2006 a marzo 2008), Iadicicco Giuseppe (progettista parco fluviale), Giuliano Luigi (dirigente settore Legale), Zagarese Vincenzo (collaudatore), D’Arco Paolo (amministratore soc. Reti e Sviluppo che per conto di Zamparini aveva chiesto le autorizzazioni e avviato i lavori), Damiano Aldo (ex assessore all’Urbanistica);
Falso: Zamparini Maurizio, De Lorenzo Mario, Luigi Giuliano, Orlacchio Antonio (segretario generale del Comune di Benevento);
Corruzione: Zamparini Maurizio, Mastella Mario Clemente, Lonardo Alessandrina, Damiano Aldo;
Istigazione alla corruzione: Zamparini Maurizio e Rosenwirth Herbert (braccio destro di Zamparini);
Abuso d’Ufficio: Zamparini Maurizio, Damiano Aldo, De Lorenzo Mario, Cassano Francesco, Giuliano Luigi, Damiano Aldo, Mirabella Giovanni (geometra del Settore Urbanistica).
Il collegio giudicante, dopo la rinuncia di alcuni magistrati, è ora formato da Roberto Melone, Daniela Fallarino e Francesca Telaro. Il Pubblico Ministero e il Sostituto Procuratore della Repubblica. Nicoletta Giammarino che ha sostituito il suo collega, Antonio Clemente per decisione del Procuratore capo, Giuseppe Maddalena.
L’udienza di questa mattina è stata interamente dedicata alle dichiarazioni degli avvocati difensori sulle richieste di costituzione di parte civile presentate dal Comune di Benevento, dall’associazione Altrabenevento, dal liquidatore della “Società Reti e Sviluppo” e dall’associazione Assiconsumo. E’ stato l’avv. Roberto Prozzo ad argomentare, anche a nome degli altri difensori, le ragioni di netta opposizione a tali richieste. Per quelle del Comune, di “Reti e Sviluppo” e Assiconsumo le eccezioni si limitano a difetti di legittimità o carenza degli atti di delega agli avvocati. L’avvocato Prozzo ha invece dedicato gran parte del suo lungo intervento ad Altrabenevento per sostenere, tra l’altro, che essa “non è un’associazione ambientalista, anzi non è affatto un’associazione perchè il suo statuto è carta straccia”. Secondo il noto penalista, avvocato difensore di molti imputati nei processi nati da esposti di Altrabenevento, tale associazione si occupa di troppe cose e però non è “radicata sul territorio”. Nel mirino di Prozzo è finito poi, esplicitamente, il presidente di Altrabenevento, Gabriele Corona, che nella qualità di dipendente comunale avrebbe prima redatto (nel 2008) la relazione per conto del Settore Urbanistica sullo stato degli accordi tra il Comune e Zamoarini, e poi costituito un’associazione per denunciare i fatti. Gli altri avvocati difensori degli imputati hanno condiviso le argomentazioni di Prozzo mentre l’avv. Domenico Russo, difensore dei coniugi Mastella accusati di corruzione, ha aggiunto che Altrabenevento tenta di costituirsi Parte Civile per “fare business” attraverso il riconoscimento dei danni.
La “difesa” di Altrabenevento è stata sostenuta dall’avv. Nunzio Gagliotti il quale ha ricordato che l’associazione ha presentato il primo dossier sull’Ipermercato Zamparini a dicembre 2005, poi a settembre 2006 ha presentato l’esposto alla Procura della Repubblica dal quale è nata l’indagine che ha portato al processo odierno e solo successivamente, nel 2008, Corona ha scritto la relazione per il Settore Urbanistica, quale atto dovuto essendo dipendente dell’Ente.
Gagliotti ha respinto con decisione le accuse di Prozzo ricordando che Altrabenevento è una associazione nota e radicata sul territorio, come documentato dagli atti prodotti, che svolge le sue attività “per la città sostenibile contro il malaffare” da diversi anni senza percepire compensi o contributi pubblici ed è diventata punto di riferimento di molti cittadini che contrastano la dilagante corruzione nella pubblica amministrazione.
Il collegio giudicante si è riservato di decidere sull’ammissione di tutte le parti civili ed ha rinviato il processo al 24 maggio.
Sono imputati per i seguenti reati: Truffa Aggravata: Zamparini Maurizio (promotore dell’Ipermercato), De Santis Rosa (progettista), Cassano Francesco (dirigente Settore Urbanistica fino a maggio 2006), De Lorenzo Mario (dirigente Settore Urbanistica da maggio 2006 a marzo 2008), Iadicicco Giuseppe (progettista parco fluviale), Giuliano Luigi (dirigente settore Legale), Zagarese Vincenzo (collaudatore), D’Arco Paolo (amministratore soc. Reti e Sviluppo che per conto di Zamparini aveva chiesto le autorizzazioni e avviato i lavori), Damiano Aldo (ex assessore all’Urbanistica);
Falso: Zamparini Maurizio, De Lorenzo Mario, Luigi Giuliano, Orlacchio Antonio (segretario generale del Comune di Benevento);
Corruzione: Zamparini Maurizio, Mastella Mario Clemente, Lonardo Alessandrina, Damiano Aldo;
Istigazione alla corruzione: Zamparini Maurizio e Rosenwirth Herbert (braccio destro di Zamparini);
Abuso d’Ufficio: Zamparini Maurizio, Damiano Aldo, De Lorenzo Mario, Cassano Francesco, Giuliano Luigi, Damiano Aldo, Mirabella Giovanni (geometra del Settore Urbanistica).
Il collegio giudicante, dopo la rinuncia di alcuni magistrati, è ora formato da Roberto Melone, Daniela Fallarino e Francesca Telaro. Il Pubblico Ministero e il Sostituto Procuratore della Repubblica. Nicoletta Giammarino che ha sostituito il suo collega, Antonio Clemente per decisione del Procuratore capo, Giuseppe Maddalena.
L’udienza di questa mattina è stata interamente dedicata alle dichiarazioni degli avvocati difensori sulle richieste di costituzione di parte civile presentate dal Comune di Benevento, dall’associazione Altrabenevento, dal liquidatore della “Società Reti e Sviluppo” e dall’associazione Assiconsumo. E’ stato l’avv. Roberto Prozzo ad argomentare, anche a nome degli altri difensori, le ragioni di netta opposizione a tali richieste. Per quelle del Comune, di “Reti e Sviluppo” e Assiconsumo le eccezioni si limitano a difetti di legittimità o carenza degli atti di delega agli avvocati. L’avvocato Prozzo ha invece dedicato gran parte del suo lungo intervento ad Altrabenevento per sostenere, tra l’altro, che essa “non è un’associazione ambientalista, anzi non è affatto un’associazione perchè il suo statuto è carta straccia”. Secondo il noto penalista, avvocato difensore di molti imputati nei processi nati da esposti di Altrabenevento, tale associazione si occupa di troppe cose e però non è “radicata sul territorio”. Nel mirino di Prozzo è finito poi, esplicitamente, il presidente di Altrabenevento, Gabriele Corona, che nella qualità di dipendente comunale avrebbe prima redatto (nel 2008) la relazione per conto del Settore Urbanistica sullo stato degli accordi tra il Comune e Zamoarini, e poi costituito un’associazione per denunciare i fatti. Gli altri avvocati difensori degli imputati hanno condiviso le argomentazioni di Prozzo mentre l’avv. Domenico Russo, difensore dei coniugi Mastella accusati di corruzione, ha aggiunto che Altrabenevento tenta di costituirsi Parte Civile per “fare business” attraverso il riconoscimento dei danni.
La “difesa” di Altrabenevento è stata sostenuta dall’avv. Nunzio Gagliotti il quale ha ricordato che l’associazione ha presentato il primo dossier sull’Ipermercato Zamparini a dicembre 2005, poi a settembre 2006 ha presentato l’esposto alla Procura della Repubblica dal quale è nata l’indagine che ha portato al processo odierno e solo successivamente, nel 2008, Corona ha scritto la relazione per il Settore Urbanistica, quale atto dovuto essendo dipendente dell’Ente.
Gagliotti ha respinto con decisione le accuse di Prozzo ricordando che Altrabenevento è una associazione nota e radicata sul territorio, come documentato dagli atti prodotti, che svolge le sue attività “per la città sostenibile contro il malaffare” da diversi anni senza percepire compensi o contributi pubblici ed è diventata punto di riferimento di molti cittadini che contrastano la dilagante corruzione nella pubblica amministrazione.
Il collegio giudicante si è riservato di decidere sull’ammissione di tutte le parti civili ed ha rinviato il processo al 24 maggio.
domenica 22 aprile 2012
«Non ci sono intoccabili». Intervista al Sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Clemente.
Da Il Sannio Quotidiano del 22.04.2012
BENEVENTO - Venti passi separano l’ingresso della Procura della Repubblica dall’ufficio del sostituto procuratore Antonio Clemente. Ma prima di entrare, colpisce il cartello alla buona attaccato sul muro: “Vietato sedersi sulla scrivania”. Ma come, pensi, nel Palazzo della Giustizia c’è qualcuno a cui salta in mente di appollaiarsi su un tavolo? Chissà se quel divieto tanto esplicito quanto perentorio lo ha voluto lui. Clemente, in un venerdì pomeriggio, è ancora barricato nel suo studio.
Due scrivanie letteralmente sepolte da fascicoli, pile di carte, codici e testi di diritto. Sulle pareti, tutt’intorno, c’è però spazio per i ritratti in carboncino di Falcone e Borsellino, per alcuni riconoscimenti per una carriera iniziata vent’anni fa; mentre devi ruotare lo sguardo per cogliere tracce di vita privata e allora scopri che quasi nascoste dietro la porta ci sono le foto del sostituto procuratore mentre pratica sci di fondo o partecipa a una maratona. “Mi piace molto lo sport”, ammetterà dopo.
Chissà chi glielo dà il tempo, visto che in Procura ci passa dalle 10 alle 12 ore.
Antonio Clemente da Montesarchio ha 25 anni (oggi di anni ne ha 45) quando entra in Magistratura. Ha frequentato il Liceo classico a Benevento, ma per l’Università preferisce trasferirsi a Milano e si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza della Cattolica.
Dottore Clemente quando ha cominciato a immaginarsi magistrato?
“Già al liceo fare il magistrato era una mia aspirazione. L’ho perseguita con ostinazione e sono riuscito a realizzarla presto”.
Quella di entrare di in magistratura è una scelta di campo, col senno di poi la rifarebbe?
“La rifarei perché è stata una scelta ideale. Io vivo la magistratura come servizio. La nostra è un’attività che però va affrontata con umiltà, semplicità, cercando ogni giorno di fare fino in fondo il proprio dovere che è quello di applicare la legge.
Anche se l’accertamento della responsabilità penale non può reggersi sui singoli. La lotta per la legalità deve poter contare non solo sul sistema giudiziario o delle forze dell’ordine, ma anche su quello politico e amministrativo, altrimenti è persa in partenza”.
L'intervista integrale su Il Sannio Quotidiano in edicola
Benevento, processo Mastella.Dopo il pm ora bisogna cambiare i giudici
Non riesce a partire il procedimento per corruzione contro il presidente del Palermo Zamparini accusato di aver costruito un ipermercato pagando tangenti.
L'inchiesta però certifica un pagamento di 50mila euro su una onlus riconducibile all'ex ministro dell'Udeur e alla moglie
E’ un processo senza pace. Cambiato il pm, adesso cambiano anche il collegio giudicante. E’ un processo senza giudici. I tre magistrati del Tribunale si sono dichiarati incompatibili. E’ un processo senza riflettori. I quotidiani locali lo seguono blandamente, senza il tam tam su internet di associazioni e blog come ‘Altrabenevento’ e ‘Sanniopress’ la vicenda sarebbe stata già dimenticata.
Benvenuti a Benevento al processo per corruzione a Maurizio Zamparini e ai coniugi Clemente e Sandra Mastella, e scusate il gioco di parole. Eccoci al gioco dell’oca della giustizia: lanci i dadi e ti ritrovi al punto di partenza. La sentenza è il traguardo. Lontanissimo. Siamo fermi a una prima udienza che slitta e a un fascicolo che passa di mano in mano. Con il rischio concreto che si resti lì fino a quando la prescrizione non spazzerà via le accuse. Le ricordiamo per dovere di cronaca. Secondo il pm Antonio Clemente, l’imprenditore-presidente del Palermo realizzò l’ipermercato ‘I Sanniti’ su un terreno paludoso e vincolato ‘lubrificando’ l’iter attraverso la promessa di assumere personale segnalato dai potentati locali. Ed è agli atti un bonifico di 50.000 euro di Zamparini a ‘Iside Nova’, l’onlus-cassaforte dei Mastella.
Imputazioni gravi, che meriterebbero un rapido accertamento della verità, pure nell’interesse degli indagati, che si proclamano innocenti. Ma c’è chi preferisce prendersela con l’accusatore che smontare le accuse. Così Mastella ha scritto un comunicato e una nota al Csm per ricordare che il pm che procedeva su di lui è il fratello di un giornalista da lui denunciato in sede civile per diffamazione.
In seguito il procuratore capo Giuseppe Maddalena, adducendo una riorganizzazione dei carichi di lavoro interni, ha avvicendato il pm Clemente dal processo ‘I Sanniti’ per affidarlo al sostitutoNicoletta Giammarino. Ma il dibattimento non è iniziato perché il presidente del collegio Marilisa Rinaldi ha recentemente sentenziato al Riesame sull’annullamento del sequestro delle azioni del Palermo, che fu uno dei provvedimenti cautelari dell’inchiesta. Mentre i giudici a latere Rosario Baglioni e Loredana Camerlengo hanno fatto parte del collegio che ha prosciolto Zamparini in un altro processo sulle violazioni urbanistiche dell’ipermercato. La palla passa il 10 maggio a un nuovo collegio presieduto da Daniela Fallarino. Anche lei però ha fatto parte di una sezione di Riesame che ha trattato le richieste di sequestro dei beni di Zamparini. Forse per trovare tre giudici estranei alle fasi preliminari del procedimento bisognerà attingere alla sezione civile. Sarebbe un caso senza precedenti.
lunedì 2 aprile 2012
Benevento, 14 rinvii a giudizio. Tra loro, Mastella e la moglie
Da L'Unità del 22 dicembre 2011
Tutti i 14 indagati nell' inchiesta per l'apertura del Centro Commerciale «I Sanniti» a Benevento, tra cui l'imprenditore Maurizio Zamparini, presidente del Palermo calcio, e i coniugi Clemente Mastella e Sandra Lonardo, sono stati rinviati a giudizio dal Gup Flavio Cusani, che ha accolto la richiesta avanzata dal sostituto procuratore, Antonio Clemente. Oltre ai coniugi Mastella e Zamparini, sono stati rinviati a giudizio Aldo Damiano, Rosa De Santis, Francesco Cassano, Mario De Lorenzo, Giuseppe Iadicicco, Luigi Giuliano, Vincenzo Zagarese, Paolo D'Arco, Antonio Orlacchio, Erbert Rosenwirth e Giovanni Mirabella, molti dei quali amministratori o funzionari del comune di Benevento.
La prima udienza del processo è stata fissata al prossimo 18 aprile. I coniugi Mastella sono coinvolti nell'inchiesta per un contributo di 50mila euro che Zamparini avrebbe elargito all' Associazione onlus Iside Nova - di cui la ex presidente del consiglio regionale Lonardo era socio - che per anni ha organizzato nel capoluogo sannita la manifestazione «Quattro notti e più di luna piena». «Rispettiamo la decisione che oggi è stata assunta dal Gup di Benevento, pur non condividendola - ha detto uno dei legali dei coniugi Mastella, Domenico Russo - Ci difenderemo con assoluta serenità nell'ambito del processo e con pieno rispetto e fiducia nei magistrati giudicanti del Tribunale di Benevento. Sono assolutamente certo che, alla fine del processo, i miei assistiti, Clemente Mastella e Sandra Lonardo, riusciranno a dimostrare la loro piena innocenza».
«Un ex ministro della Giustizia ha il dovere di rispettare qualsiasi giudizio che lo riguarda, ma in questo caso, prendendomi una licenza, lo ritengo illogico ed inverosimile», ha detto Mastella. «Dire che sia un fulmine a ciel sereno - dice Mastella - significherebbe da parte mia dire una bugia. Confermo invece sia per me che per mia moglie, che non abbiamo mai messo in tasca un euro, di non aver mai chiesto un euro a nessuno e di esserci sempre mossi nell'ambito della legalità. Mentre auguro a tutti un felice Natale, rivolgendomi ai cittadini e ai miei elettori, parlando anche a nome di mia moglie, voglio dire che questa insensata vicenda non scalfisce nè la nostra dignità, nè la nostra credibilità. A questo punto - continua l'ex Guardasigilli - auspico solo un giudizio rapido, severo e sereno dove i magistrati, nel processo, potranno valutare assurdità, negligenze, criteri valutativi diversi tra figli e figliastri e tante altre anomalie.» «Certo, essere accusati tra l'altro di aver fatto pressioni indebite su dipendenti pubblici del Comune di Benevento che neppure conosco - ha concluso - lascia l'amaro in bocca. Peraltro davanti al giudice ho dichiarato, e lo farò anche nel processo, che laddove avessi perpetrato una simile azione mi sarei dimesso da Parlamentare Europeo. E questo lo confermo».
Tutti i 14 indagati nell' inchiesta per l'apertura del Centro Commerciale «I Sanniti» a Benevento, tra cui l'imprenditore Maurizio Zamparini, presidente del Palermo calcio, e i coniugi Clemente Mastella e Sandra Lonardo, sono stati rinviati a giudizio dal Gup Flavio Cusani, che ha accolto la richiesta avanzata dal sostituto procuratore, Antonio Clemente. Oltre ai coniugi Mastella e Zamparini, sono stati rinviati a giudizio Aldo Damiano, Rosa De Santis, Francesco Cassano, Mario De Lorenzo, Giuseppe Iadicicco, Luigi Giuliano, Vincenzo Zagarese, Paolo D'Arco, Antonio Orlacchio, Erbert Rosenwirth e Giovanni Mirabella, molti dei quali amministratori o funzionari del comune di Benevento.
La prima udienza del processo è stata fissata al prossimo 18 aprile. I coniugi Mastella sono coinvolti nell'inchiesta per un contributo di 50mila euro che Zamparini avrebbe elargito all' Associazione onlus Iside Nova - di cui la ex presidente del consiglio regionale Lonardo era socio - che per anni ha organizzato nel capoluogo sannita la manifestazione «Quattro notti e più di luna piena». «Rispettiamo la decisione che oggi è stata assunta dal Gup di Benevento, pur non condividendola - ha detto uno dei legali dei coniugi Mastella, Domenico Russo - Ci difenderemo con assoluta serenità nell'ambito del processo e con pieno rispetto e fiducia nei magistrati giudicanti del Tribunale di Benevento. Sono assolutamente certo che, alla fine del processo, i miei assistiti, Clemente Mastella e Sandra Lonardo, riusciranno a dimostrare la loro piena innocenza».
«Un ex ministro della Giustizia ha il dovere di rispettare qualsiasi giudizio che lo riguarda, ma in questo caso, prendendomi una licenza, lo ritengo illogico ed inverosimile», ha detto Mastella. «Dire che sia un fulmine a ciel sereno - dice Mastella - significherebbe da parte mia dire una bugia. Confermo invece sia per me che per mia moglie, che non abbiamo mai messo in tasca un euro, di non aver mai chiesto un euro a nessuno e di esserci sempre mossi nell'ambito della legalità. Mentre auguro a tutti un felice Natale, rivolgendomi ai cittadini e ai miei elettori, parlando anche a nome di mia moglie, voglio dire che questa insensata vicenda non scalfisce nè la nostra dignità, nè la nostra credibilità. A questo punto - continua l'ex Guardasigilli - auspico solo un giudizio rapido, severo e sereno dove i magistrati, nel processo, potranno valutare assurdità, negligenze, criteri valutativi diversi tra figli e figliastri e tante altre anomalie.» «Certo, essere accusati tra l'altro di aver fatto pressioni indebite su dipendenti pubblici del Comune di Benevento che neppure conosco - ha concluso - lascia l'amaro in bocca. Peraltro davanti al giudice ho dichiarato, e lo farò anche nel processo, che laddove avessi perpetrato una simile azione mi sarei dimesso da Parlamentare Europeo. E questo lo confermo».
domenica 18 marzo 2012
IL PM NON PIACE A MASTELLA? GLIELO CAMBIANO SUBITO
Finalmente il corrispondente del Fatto Quotidiano Vincenzo Iurillo ha letto i commenti del Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia postati a questo articolo: "Lady Mastella a giudizio per estorsione", ed oggi ci ha offerto una brillante sintesi delle inquietanti novità.
IL PM NON PIACE A MASTELLA? GLIELO CAMBIANO SUBITO
Con le dovute precisazioni e i distinguo del caso, sembra un remake di Why Not. Ora a Benevento come allora a Catanzaro, Clemente Mastella è riuscito a ottenere la sostituzione del pubblico ministero che si occupa di lui. La tecnica è sperimentata, funziona bene. Si costruisce un pretesto ad hoc, si fabbrica un conflitto, e prima o poi qualcuno interviene e firma il cambio.
A Luigi de Magistris il fascicolo, ancora nella fase delle indagini preliminari, glielo tolse il procuratore generale Dolcino Favi. Sul presupposto che l’allora Guardasigilli Mastella, indagato nella maxi inchiesta sul malaffare in Calabria, applicando per la prima volta una nuova prerogativa ministeriale aveva chiesto il trasferimento cautelare d’ufficio di de Magistris e dunque si era formata una “incompatibilità”. Ad Antonio Clemente, il sostituto procuratore che ha indagato e fatto rinviare a giudizio la dinasty di Ceppaloni – Mastella e consorte imputati di corruzione con Maurizio Zamparini per la costruzione dell’ipermercato ‘I Sanniti’, la moglie Sandra e il figlio Elio alla sbarra per truffa ed estorsione per vicende legate all’organizzazione della rassegna estiva ‘Quattro Notti di Luna Piena’ – l’avvicendamento è stato deciso dal procuratore capo Giuseppe Maddalena, a processi appena iniziati. Il 18 aprile, quando per una curiosa coincidenza si celebreranno le prossime udienze di entrambi i dibattimenti, andranno in aula i pm Maria Aversano (processo ‘Quattro Notti’) e Nicoletta Giammarino (processo ‘I Sanniti’). Motivazione ufficiale, riferita da Maddalena e confermata da Clemente senza alcun accenno di gioia: la necessità di alleggerire i carichi di lavoro del sostituto procuratore, alle prese con altre delicate inchieste sull’amministrazione locale.
Motivazione ufficiosa, quella che è ‘passata’ come autentica sul territorio beneventano: un esposto al Csm del Clemente ex ministro in cui si sottolineano le presunte inimicizie familiari del Clemente pm. Suo fratello, Pasquale Clemente, direttore della Gazzetta di Caserta, è stato citato a giudizio da Mastella per un articolo relativo alle vicende giudiziarie di Santa Maria Capua Vetere, deflagrate nel gennaio 2008: lady Mastella arrestata, ministro sotto inchiesta, dimissioni, uscita dell’Udeur della maggioranza, sfiducia al governo Prodi, elezioni anticipate, vittoria di Berlusconi. La motivazione del magistrato ‘oberato di lavoro’ non sfonda, sono in pochi a crederci. Soprattutto dopo aver letto le dichiarazioni alla Gazzetta di Benevento di uno degli avvocati di Mastella, Domenico Russo: “L’onorevole Mastella ha mai chiesto la sostituzione di Clemente? Se dicessi di no direi una bugia”.
Gabriele Corona, presidente di ‘Altrabenevento’, l’associazione che con le sue denunce ha dato il via alle inchieste sui Mastella, ha un’altra spiegazione: “E’ evidente che il procuratore capo Maddalena, che finora ha guidato con grande impegno, efficacia ed equilibrio la Procura, ha assunto questa discutibile decisione perché si è trovato a gestire con imbarazzo richieste pressanti. E la Giustizia perde credibilità: a nessun imputato ‘normale’ è consentito scegliersi il pm. Se si accetta la logica che il ‘potente’ può essere trattato diversamente dinanzi ai giudici, dobbiamo aspettarci che altre sue richieste siano accolte, seppur con imbarazzo. A questo punto, sarebbe meglio trasferire i processi ai Mastella ad un altro Tribunale”.
(tratto dall’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano)
Read more: http://altravocedelsannio.webnode.it/news/il-pm-non-piace-a-mastella-glielo-cambiano-subito/
martedì 13 marzo 2012
Clemente Mastella e le telefonate dei boss
Nel 2007 il clan Piromalli avvicinò Mastella e il suo entourage per chiedere appoggio politico e favori all’allora Ministro della Giustizia. Mastella era in stretti rapporti con un affarista democristiano pluripregiudicato in affari con la ‘ndrina di Gioia Tauro, oggi latitante in Venezuela, Aldo Miccichè, che gestiva la trattativa per conto del clan e offrì aiuto al politico. Che mise i suoi uomini a diposizione di una delle cosche criminali più grandi al mondo. La storia è già nota, ma quasi solo agli addetti ai lavori. OggiAgoraVox pubblica le intercettazioni inedite che dimostrano la vicinanza di Mastella, eurodeputato e candidato sindaco di Napoli, alla criminalità organizzata calabrese.
| Rettifica: Matteo Cosmi: "Mai riciclato soldi dei Piromalli". E minaccia azioni legali contro AgoraVox. Leggi la lettera di Cosmi e la replica del cronista Il clan Piromalli non è una ‘ndrina locale come tante: è la più grande cosca dell'Europa occidentale. Conta migliaia di affiliati e controlla buona parte del traffico internazionale di stupefacenti. Detiene il controllo totale della piana di Gioia Tauro, ma è presente anche in Liguria e nel Lazio. C'erano anche loro, i Piromalli, tra le vittime della "truffa dei Parioli": volevano riciclare 14 milioni di euro. Per farlo si erano rivolti a Gianfranco Lande, il broker dell’Egp noto alle cronache da diversi giorni per aver truffato migliaia di persone tra cui diversi vip (Paolo e Sabina Guzzanti, Massimo Ranieri, i fratelli Vanzina), tramite lo stesso mediatore finanziario che trovava i soldi per Flavio Carboni nell'affare eolico, Matteo Cosmi, indagato a Roma per riciclaggio. Oggi il pm Luca Tescaroli sta indagando sull'origine di quel patrimonio smisurato, ma nel 2007 i Piromalli avevano problemi ben più seri cui pensare. Tutto inizia insieme a una contesa con il clan alleato Molè per il controllo di una società che gestisce i servizi di movimentazione di merci e container nel porto di Gioia Tauro. Poco dopo che la società finisce in mano una cordata che risponde ai Piromalli, vengono assassinati il fratello di Girolamo Molè, reggente della ‘ndrina omonima, e un imprenditore vicino al clan. I Piromalli, intanto, si sono alleati con la famiglia Alvaro. Inizia così una guerra di mafia. Per vincerla i Piromalli hanno bisogno che il capo storico del clan,Giuseppe Piromalli, possa tornare a prendere le redini della famiglia. Ma il boss si trova al 41 bis, e per alleggerire la sua posizione carceraria Antonio Piromalli, figlio di Giuseppe e reggente della 'ndrina, si rivolge alla politica che conta: l'Udc di Casini, il senatore a vita Emilio Colombo e persino ad ambienti della massoneria e del Vaticano. Finché non capiscono che l'unica persona che può davvero aiutarli nella loro missione disperata è il Ministro della Giustizia. È a lui che fa capo il meccanismo del 41-bis. E il Ministro della Giustizia, nel 2007, si chiama Clemente Mastella. Il 4 ottobre 2007 Antonio Piromalli parla con Aldo Miccichè, un affarista ultrasettantenne legato alla Democrazia Cristiana, già accusato da un pentito di essere vicino alla Banda della Magliana (Miccichè venne chiamato a testimoniare anche nel processo per l'omicidio di Mino Pecorelli), oggi latitante in Venezuela dopo avere accumulato, in tutto, condanne per 25 anni di carcere per truffa e corruzione. Aldo Miccichè chiama "compare" il senatore Colombo (Emilio). Dice di avere parlato con un tale Borgomeo e di avergli dato disposizioni. Si tratta di Francesco Borgomeo, uomo dell'Udeur allora a capo della segreteria di Mastella al Ministero della Giustizia (riuscì ad avvertire Mastella, tre giorni prima che fosse emessa, dell’ordinanza di custodia cautelare a carico della moglie e di diversi esponenti dell’Uduer relativa all’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, quella che ufficialmente portò alla caduta del governo Prodi; inchiesta poi trasferita per competenza a Napoli per cui la settimana scorsa Mastella e consorte sono stati rinviati a giudizio con le accuse di truffa, appropriazione indebita e abuso d’ufficio). Miccichè fa anche altri due nomi dell'entourage di Mastella: Antonella Appulo, allora esponente dei giovani dell'Udeur, oggi impiegata presso la segreteria del Ministro Mara Carfagna, e Adriana Zerbetto, anche lei Udeur e segretaria particolare di Mastella, "quella che si occupa di queste cose" e che "ha fatto quello che si doveva fare". Ma ci sono problemi: “Ho l'impressione però che non si riesce a manovrare bene... qua dovremo forse a mio avviso fare un altro tipo di rapporto e lo devo fare in Lombardia”. Quello che i due non sanno è che la Procura di Reggio Calabria sta registrando le loro parole. Ecco il brogliaccio integrale, finora inedito, di questa telefonata.
Il 10 novembre i due si risentono. Iniziano a parlare d’affari ma poi, annotano gli investigatori, Aldo Miccichè devia il discorso sulla situazione carceraria del padre di Antonio, Giuseppe Piromalli, “il punto più importante”. Miccichè informa Antonio Piromalli: “Sia Antonella Pulo (Appulo, nda), sia la Zerbetto e sia Francesco Borgomeo mi hanno fatto capire che... tenteranno di fare quello che... sottobanco devono farlo... perché tu sai che c'è stato un irrigidimento dopo gli avvenimenti che tu sai! D'altro canto, conosciamo il carattere (di Giuseppe Piromalli, ndr)”. Antonio il carattere di suo padre lo conosce bene e sa che non è facile farlo ragionare. In carcere “è esasperato” e “lo diventa ancora di più – annotano gli investigatori – quando gli vengono toccate le cose di cui necessita maggiormente, ossia la corrispondenza”. Così Aldo Miccichè decide di spingere l’acceleratore sulla trattativa e il 5 marzo 2008 chiama direttamente il ministro Mastella, oggi eurodeputato e candidato sindaco per il comune di Napoli. Mastella non riesce a rispondere e, non riconoscendo il numero che lo ha contattato, lo richiama ignorando in un primo momento l’identità del suo interlocutore. La storia è già nota (a dire il vero quasi solo agli addetti ai lavori) e l’avevamo anche raccontata quest'estate, ma il testo integrale della telefonata non è mai stato pubblicato da nessun giornale. Miccichè si rivolge a Mastella dandogli del tu e chiamandolo “Clemente mio”, e gli offre aiuto. Anche Mastella dà del tu a Miccichè. Seppure traspare un certo imbarazzo dell’ex ministro nell’apprendere l’identità del suo interlocutore, dal tono della telefonata si capisce, come scrivono i pm di Reggio Calabria, che “certamente Mastella riconosce il suo interlocutore”, Miccichè, “che mostra grande dimestichezza con l’uomo delle Istituzioni”.
Potrebbe sembrare che la brevità di Mastella sia dovuta a una conoscenza superficiale dell’uomo che lo ha chiamato, ma secondo la Procura è vero il contrario: Mastella chiude in fretta la telefonata proprio perché conosce bene Miccichè e il suo spessore criminale. Il perché di tanta prudenza lo si può capire da una telefonata intercorsa qualche mese prima, il 25 novembre 2007, tra Aldo Miccichè e Antonio Piromalli. Miccichè informa Antonio che Mastella “non sa come muoversi” perché sospetta di avere il telefono sotto controllo per via delle indagini di De Magistris (“Basta il fatto di Catanzaro per vedere come è messo questo disgraziato”), e che è meglio continuare a trattare con i suoi collaboratori. Riproponiamo il brogliaccio di questa conversazione che avevamo già pubblicato lo scorso luglio.
Così la trattativa con Mastella, che pure aveva messo i suoi uomini a disposizione del clan, finisce in un nulla di fatto. Per ottenere l’appoggio politico di cui hanno bisogno, i Piromalli dovranno rivolgere le loro attenzioni molto più a Nord. A Milano, in Via Senato 12, c’è un senatore che li aspetta a braccia aperte. Si chiama Marcello Dell’Utri, e con lui la trattativa andrà a buon fine. Ma questa è un’altra storia. |
Il clan Mastella, Zamparini e l’inchiesta su un ipermercato a Benevento
TANTO VA MASTELLA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPARINI – IL RÀS DI CEPPALONI E IL PRESIDENTE DEL PALERMO RINVIATI A GIUDIZIO PER CORRUZIONE – PER SBLOCCARE L’APERTURA DI UN CENTRO COMMERCIALE A BENEVENTO, ZAMPARINI AVREBBE ‘DONATO’ 50 MILA € ALLA ONLUS DEI CONIUGI MASTELLA I QUALI, A LORO VOLTA, AVREBBERO FATTO PRESSIONI SULLA GIUNTA COMUNALE PER OTTENERE LA CONCESSIONE EDILIZIA – ALLA SBARRA UNA FOLLA DI IMPUTATI: 14, TRA AMMINISTRATORI LOCALI, DIRIGENTI E TECNICI COMUNALI PER TRUFFA, FALSO E CORRUZIONE…
Vincenzo Iurillo per “il Fatto quotidiano”
Riavvolgiamo il nastro al 13 maggio. Conferenza stampa convocata in fretta e furia nello stadio del Palermo. Il presidente dei rosanero Maurizio Zamparini è furibondo, disserta sulla mancanza della certezza del diritto in Italia, annuncia ricorsi alla Corte Europea perché “vittima di una situazione kafkiana, un castello di sabbia di accuse false”. Il Riesame di Benevento gli ha appena sequestrato 17 milioni e mezzo di euro di azioni della società, il pacchetto di maggioranza.
È la conseguenza di un’inchiesta del pm Antonio Clemente sulla realizzazione del centro commerciale beneventano “I Sanniti”, lubrificata da una presunta tangente di 50 mila euro ai coniugi Clemente e Sandra Mastella e portata a termine, secondo la Procura e i suoi periti, attraverso falsi prospetti, concessioni facili, promesse di posti di lavoro per ottenere il via libera a un’operazione piena di falle.
Un giornalista chiede lumi su quei 50 mila euro e Zamparini risponde così: “Sono andato dalla signora Mastella e le ho detto: il vostro sindaco è impazzito, vedete un po’ qual è il motivo per cui dice che non possiamo aprire l’ipermercato. Lei mi disse, come tutti i politici, noi abbiamo una onlus per aiutare i poveri di Benevento, mi fa una offerta? E io feci una offerta ufficiale con un bonifico di 50 mila euro alla onlus. E questo vi sembra un reato?”.
A parte che la onlus in questione, “Iside Nova”, più che aiutare i poveri organizzava rassegne di concerti ed è finita pure nel mirino di un’altra inchiesta per le creste ricavate sulle fatture, il Gup Flavio Cusani è convinto che, sì, quel bonifico potrebbe configurare un accordo illecito.
E per questo ieri ha rinviato a giudizio Zamparini e i Mastella per corruzione. Rigettando l’istanza di dissequestro delle azioni del Palermo. La prima udienza del processo si terrà il 18 aprile 2012. Con una folla di imputati: quattordici, tra amministratori locali, dirigenti e tecnici comunali e collaboratori di Zamparini, per una sfilza di reati che vanno dalla truffa al falso all’abuso d’ufficio, fino alla corruzione e all’istigazione alla corruzione.
Quest’ultima è contestata a un uomo di fiducia dell’imprenditore friulano, che avrebbe contattato un componente della commissione Beni Ambientali e un assessore per proporre loro un assaggio del “metodo Zamparini” già sperimentato, a suo dire, per l’apertura di altri ipermercati: farsi segnalare liste di nomi di persone da assumere e allungare una cospicua mazzetta. I politici avvicinati, però, rifiutarono. Uno di loro registrò tutto e portò la cassetta agli inquirenti.
Ma che bisogno aveva Zamparini di chiedere i buoni uffici dei Mastella? L’ipermercato, avviato nel 2002, quattro anni dopo si era ancorato nelle secche di problemi burocratici seri, e nell’opposizione delle associazioni Lipu e Altrabenenvento, le cui denunce contro gli stravolgimenti urbanistici in atto in una zona sottoposta a vincoli avevano mosso l’opinione pubblica. Bisognava quindi mobilitare consenso intorno all’investimento.
Nel feudo dei Mastella, chi meglio del ministro di Giustizia e della presidente del consiglio regionale dell’epoca per sbloccare la situazione? L’incontro tra Zamparini e Lady Mastella avvenne nel settembre 2006 e il sindaco Fausto Pepe (non indagato) ha messo a verbale che proprio da quel settembre in poi i Mastella iniziarono una raffica di telefonate per fare pressione su chi doveva consentire l’apertura de “I Sanniti”. Che avviene anche grazie al contributo dell’assessore all’Urbanistica Aldo Damiano. All’epoca mastelliano, rinviato a giudizio per corruzione pure lui.
da dagospia.com
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