Mastella, ora la casta lo salva dal processo.
Le accuse: concussione,associazione a delinquere, truffa e peculato. Ma il Senato unito, meno l’Idv, ha detto “no”.
Ricordate il processo a Clemente Mastella e famiglia (moglie, consuocero, cognato e mezza Udeur) per le lottizzazioni nelle Asl e negli enti pubblici della Campania, il mercato illegale degli appalti, la gestione allegra dei fondi pubblici al giornale Il Campanile con appartamenti romani incorporati? Bene, anzi male: il Parlamento ha deciso di abolirlo. Non Mastella: il processo. Venerdì, alla chetichella come si usa in questi casi, il Senato della Repubblica ha approvato per alzata di mano la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere di sollevare un conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato dinanzi alla Consulta contro i giudici di Napoli che osano processare l’ex ministro della Giustizia del centrosinistra, ora eurodeputato di centrodestra, senza chiedere il permesso al Parlamento. Tutti d’accordo (Pdl, Lega, Udc, Pd), tranne l’Idv. Motivo: i reati contestati a Mastella nell’udienza preliminare in corso da mesi a Napoli sarebbero stati commessi nell’esercizio delle funzioni di Guardasigilli, dunque di natura ministeriale, dunque sottoposti alla giurisdizione del Tribunale dei ministri di Napoli, ma solo previa autorizzazione a procedere del Senato. I difensori di Mastella, nell’udienza di sabato, hanno subito chiesto al gip di sospendere tutto fino a quando la Corte costituzionale non si sarà pronunciata (fra un anno o due, visti i tempi biblici della Consulta). Se il gip dovesse accogliere l’istanza di rinvio sine die, il processo morirebbe lì, con prescrizione assicurata. E non solo per Mastella, ma anche per i suoi 50 coimputati, che hanno immediatamente fatto propria la richiesta dell’ex ministro, ritenendosi attratti per contagio dalla sua speciale immunità, peraltro sconosciuta alle leggi.
La vicenda è talmente intricata che, se non se ne illustrano bene i passaggi, si rischia di non afferrare appieno la portata dello scandalo. L’inchiesta è quella avviata quattro anni fa dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che nel gennaio 2008 fece arrestare fra gli altri la signora Mastella, Sandrina Lonardo, il consuocero dei coniugi, Carlo Camilleri e un bel pezzo di Udeur campana per vari e gravissimi reati, poi notificò un avviso di garanzia all’allora ministro della Giustizia, che colse la palla al balzo per rovesciare il governo Prodi, passando armi e bagagli al centrodestra. Intanto, per competenza, il fascicolo fu trasmesso a Napoli, dove il pm Francesco Curcio proseguì le indagini, scoprì altri reati e lo scorso anno chiese i rinvii a giudizio sui quali, fra breve, dovrebbe pronunciarsi il gip Eduardo De Gregorio.
Mastella è accusato di ben nove episodi delittuosi: quattro concussioni, tre abusi d’ufficio, un’associazione per delinquere e un caso di truffa, peculato e appropriazione indebita.
1) Concussione: in combutta col consuocero Camilleri, leader dell’Udeur beneventana e con due assessori regionali, Mastella avrebbe costretto il governatore Antonio Bassolino ad “assicurare loro la nomina a Commissario dell’Area sviluppo industriale (Asi) di Benevento di una persona liberamente designata dal Mastella” per “compensare la mancata attribuzione al suo gruppo politico della carica di presidente dello Iacp di Benevento”; per coartare la volontà di Bassolino, i due assessori presero a disertare le riunioni di giunta e Mastella ad “attaccarlo strumentalmente sulla gestione dei rifiuti”.
2) Tentata concussione: Mastella e la moglie Sandrina (presidente del Consiglio regionale) avrebbero perpetrato una “costante intimidazione” e “denigrazione” contro Luigi Annunziata, direttore generale dell’ospedale San Sebastiano di Caserta per cacciarlo dal suo incarico, visto che rifiutava di “procacciare favori, appalti, posti, incarichi dirigenziali e primariati a membri dell’Udeur”.
3) Abuso d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio: Mastella avrebbe “istigato” il presidente della III sezione del Tar Campania, Ugo De Maio, ad aggiustare una causa in camera di consiglio per favorire un suo protetto e svantaggiare un’altra persona.
4) Abuso d’ufficio: Mastella, assieme al solito Camilleri, avrebbe istigato un suo assessore regionale a favorire un suo raccomandato ai vertici della comunità montana del Taburno.
5) Concussione: Mastella avrebbe costretto il sindaco di Cerreto Sannita a nominare un amico dell’Udeur ad assessore ai Lavori pubblici e ad assegnare il progetto dell’area industriale allo studio ingegneristico del consuocero Camilleri, minacciando in caso contrario “il congelamento dei finanziamenti regionali destinati al Piano di insediamento produttivo di Cerreto”.
6) Abuso d’ufficio: Mastella, assieme al consuocero, al cognato Pasquale Giuditta e ad altri, avrebbe chiesto e ottenuto l’assunzione indebita all’Arpac di ben 158 raccomandati suoi e dell’Udeur, in barba alle regole sulle competenze professionali, “per coltivare interessi di natura politico clientelare”.
7) Tentata concussione: Mastella & C. avrebbero intimato al direttore generale dell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli di nominare primario un loro amico a scopo esclusivamente “clientelare”; e, quando quello rifiutò, fu investito da un’interpellanza dell’Udeur in Consiglio regionale che lo dipingeva come un incapace e dunque costituiva una minaccia di “rimozione dall’incarico”.
Associazione per delinquere: Mastella, la moglie Sandra e altri avrebbero dato vita a “un’associazione per delinquere, operante prevalentemente nella regione Campania, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la Pubblica amministrazione e, soprattutto, all’acquisizione del controllo delle attività pubbliche di concorso e gare pubbliche bandite dagli Enti territoriali campani, attraverso la realizzazione di reati di falsità ideologica, turbata libertà degli incanti, corruzioni, abuso di ufficio e rilevazioni del segreto di ufficio… essendo capi e promotori del sodalizio Mastella Clemente, Camilleri Carlo e Lonardo Alessandrina”.
9) Peculato, truffa e appropriazione indebita: Mastella, “al fine di procurare ingiusto vantaggio patrimoniale ai suoi congiunti Mastella Elio e Mastella Pellegrino” (i figli, che “attraverso lo schermo societario costituito dalla società Campanile srl, senza averne titolo, acquistavano dalla Scip a prezzo più basso di quello di mercato, l’immobile in Roma Largo Arenula già di proprietà dell’Inail, utilizzando anche fondi pubblici destinati al sostentamento dell’editoria”), “si appropriava indebitamente dell’intero capitale sociale del detentore del logo della testata Il Campanile Nuovo” e sarebbe riuscito persino a truffare l’Inail.
Tutti questi reati, secondo la Procura di Napoli, Mastella li avrebbe commessi “agendo in qualità di Segretario Nazionale del partito politico Udeur”. Dunque, mai come ministro. Del resto, alcuni gli vengono contestati “fino al luglio 2009”, quando non era più ministro da un anno e mezzo. E altri prima che lo diventasse. Che dice la legge sui reati commessi da un ministro? La risposta è nell’articolo 96 della Costituzione e nella legge costituzionale 1/1989 (che abolì la Commissione Inquirente), ma anche nella costante giurisprudenza della Cassazione: spetta al pm, titolare dell’azione penale, decidere se il reato commesso da chi fa il ministro è di natura “ministeriale” o ordinaria. Nel primo caso, il fascicolo passa al Tribunale dei ministri (una sezione ad hoc del Tribunale distrettuale), che però può procedere solo dopo aver avuto l’autorizzazione della Camera di appartenenza. Nel secondo, si va avanti come in un normale processo. Ma, fatta la legge, trovato l’inganno.
Il 30 luglio scorso, la Camera (tutti d’accordo, tranne l’Idv) si costituisce in giudizio dinanzi alla Consulta contro i giudici di Livorno che stanno processando il ministro Altero Matteoli (Pdl) per favoreggiamento del prefetto: l’accusa è di averlo avvertito nel 2004 delle indagini e delle intercettazioni a suo carico per una brutta storia di abusi edilizi all’isola d’Elba. Il caso Matteoli è un unicum: la Procura aveva ritenuto che il reato Matteoli l’avesse commesso in quanto (nel 2004) ministro dell’Ambiente, dunque che fosse di natura ministeriale. Ma il Tribunale dei ministri giudicò diversamente: derubricò il reato da ministeriale a comune e restituì il fascicolo al Tribunale ordinario. La Camera però decise che, prima di farlo, il Tribunale dei ministri dovesse informarla. E sollevò un conflitto di attribuzioni alla Consulta, che le diede ragione con una sentenza controversa (l’illustre consesso si spaccò a metà e il relatore si dimise per protesta): il Tribunale, prima di riprendere il processo, avrebbe dovuto chiedere il permesso a Montecitorio. A quel punto la Camera, senza che nessuno gliel’avesse chiesta, negò l’autorizzazione a procedere contro Matteoli. Il Tribunale di Livorno sollevò a sua volta un conflitto alla Consulta contro la Camera per quell’obbrobrio giuridico. E il 30 luglio scorso la Camera si costituì in giudizio contro i giudici. Spalancando la strada al ritorno all’immunità automatica, almeno per i ministri, senza neppure cambiare la legge o la Costituzione. Venerdì 19 novembre, infatti, il Senato ha trascinato alla Consulta anche il Tribunale di Livorno per salvare Mastella e i suoi cari. Richiamandosi al precedente di Matteoli che, per quanto scandaloso, precedente non è perché è un caso totalmente diverso.
Per Matteoli la Procura (poi smentita dal Tribunale dei ministri) aveva ritenuto il reato “ministeriale”. Per Mastella nessuno ha mai ventilato un’ipotesi tanto assurda: né la Procura di Napoli, né tantomeno Mastella, che in due anni di indagini e udienza non ha mai eccepito nulla del genere. Del resto, basta leggere i capi d’imputazione: tutti fatti che, comunque li si voglia giudicare, riguardano Mastella come leader dell’Udeur, non certo come ministro della Giustizia. I ministri della Giustizia non si occupano di Asl, Arpac, Aisi, comunità montane, assessori in piccoli comuni, giornali e alloggi di partito. Dunque non c’è motivo per cui la Procura o il Gip debbano investire il Tribunale dei ministri o il Senato. Tutto fila liscio fino all’11 ottobre, quando nella fase finale della discussione in udienza preliminare, la difesa Mastella scopre all’improvviso la competenza del Tribunale dei ministri, invocando il precedente fasullo di Matteoli e sostenendo la ministerialità dei reati. Il Gip ovviamente risponde picche. A quel punto il Senato entra a piedi giunti nel processo e, col voto-inciucio di venerdì, tenta di mandarlo in fumo, denunciando i giudici di Napoli alla Consulta e sostenendo che spetta al Parlamento e non ai magistrati stabilire la ministerialità o meno dei reati commessi da ministri ed ex ministri.
Il paradosso tragicomico è che, secondo la legge costituzionale 1/1989, il Parlamento “può negare l’autorizzazione a procedere” solo se il ministro inquisito “ha agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo”. Ecco: forse lottizzare gli enti pubblici piazzando parenti e raccomandati, concutere pubblici ufficiali, pilotare appalti a fini clientelari, intascare soldi del finanziamento pubblico all’editoria o truffare l’Inail sono condotte tipiche di un ministro della Giustizia e vanno tutelate perché finalizzate a un “preminente interesse pubblico”. Nel qual caso, bloccare il processo a Mastella è poco: bisogna erigergli un monumento equestre.
Da Il Fatto Quotidiano del 23 novembre 2010
mercoledì 16 febbraio 2011
lunedì 24 gennaio 2011
Le nozze politiche tra De Girolamo e Mastella
di Simone Aversano
Su Il Mattino, edizione beneventana, di domenica 25 luglio, in fondo alla prima pagina si leggeva una breve notizia riguardante la festa “bis” (dopo quella già celebrata in Liguria) per le recenti nozze del secondo figlio di Clemente Mastella e Sandra Lonardo, Elio, con la consigliera regionale della Liguria Roberta Gasco (PdL). Questa seconda festa in grande stile si è tenuta naturalmente presso la villa di Ceppaloni dei coniugi fondatori dell’UDEUR (e ora ai vertici dei Popolari per il Sud), con tanto di fuochi d’artificio visibili in tutta la valle caudina. La notizia nella notizia, che traghetta il lettore incuriosito dal gossip alla cronaca politica, è la partecipazione tra gli invitati alla festa della coordinatrice provinciale del PdL Nunzia De Girolamo.
Stando alle indiscrezioni rese nell’articolo, non sarebbero stati presenti altri personaggi politici che non fossero quelli della cerchia mastelliana: solo appartenenti, quindi, all’UDEUR “nuova versione”. Allora viene maggiormente da pensare a cosa ci facesse la berluschina Nunzia in quel di casa Mastella, per un’occasione sì importante ma non certo di rilevanza politica. A meno chè la coordinatrice sannita non abbia intenzione di farsi trasferire nel coordinamento della regione Liguria, e pertanto aveva bisogno di prender contatti con la neo-arrivata nuora Mastella, le fantasie dovrebbero rivolgersi in qualche altra direzione.
E forse basta fare un calcolo piuttosto scontato e banale per giungere ad un’interpretazione politica che tenga rispetto a questa notizia non “qualsiasi” per l’attuale situazione del PdL a Benevento. Basta cioè ricordarsi che nel rinnovato coordinamento provinciale del partito la De Girolamo ha scelto di includere anche un ex UDEUR coinvolto dalle vicende giudiziarie che hanno funestato per due volte il partito: Fernando Errico, defilatosi in occasione delle scorse elezioni regionali in Campania e subito avvicinatosi agli ambienti del centrodestra.
Una nomina effettivamente non di poco conto, perchè segna un confine politico, lancia un messaggio di posizionamento sia circa Errico, sia in riguardo al partito nel Sannio. Di fatti, nell’ultimo durissimo attacco dei pidiellini sanniti così detti “finiani” o “viespoliani” alla De Girolamo, peraltro tutti eletti nel consiglio comunale di Benevento o in quello provinciale, c’è stato spazio anche per un affondo su questo punto. Un punto dunque che segna ulteriormente la spaccatura del partito a livello locale.
Ebbene, mettendo insieme gli ingredienti e aggiungendo un po’ di aroma di elezioni comunali di Benevento della primavera 2011, il risultato è bell’e chiaro: nella festa di nozze se n’è insinuata in verità un’altra, meno da abito bianco e molto più da stemmi e colori di partito, liste e nomi, candidature e giochi di potere. Probabilmente, insomma, la presenza della De Girolamo alla festa del figlio di Mastella segna un passo decisivo in quella che potrà essere l’alleanza politica con l’europarlamentare ed ex ministro della giustizia. I segnali sembrano chiari: vista la spaccatura del partito, visto il veto di Nunzia ai “vecchi” del partito sannita che “dovranno candidarsi in liste civiche” se vorranno concorrere alle prossime comunali a Benevento, vista l’assoluta mancanza di nomi papabili come candidati a sindaco da parte del versante degirolamiano, sarà proprio Mastella il candidato di De Girolamo.
E’ difficile immaginare forme e modi di questa alleanza (se, ad esempio, gli stemmi di partito concorreranno insieme oppure Mastella si presenterà per il PdL come avvenuto alle elezioni europee), ma le carte sembrano ormai disvelarsi in modo più definito. E viste le storiche inimicizie di Viespoli e della sua “corrente” rispetto all’uomo ed al politico Clemente Mastella, se costui (come peraltro ha già mestamente annunciato settimane fa) effettivamente ci candiderà a sindaco di Benevento per il centrodestra, molto probabilmente ci sarà anche un altro candidato, evidentemente in lista civica, sponsorizzato da quei consiglieri oggi insoddisfatti e indignati.
Questo potrebbe essere l’esito della silenziosa festa di nozze politiche tra De Girolamo e Mastella. Ora però manca di vedere come andrà la luna di miele e se tra gli invitati al banchetto ci saranno convivialità e gustosi regali. In caso invece tutto andasse male, il centrodestra dovrà tentare una riconciliazione tra i due antichi sposi, berlusconiani e finiani di Benevento e provincia. Ma quest’ultima strada sembra la più impervia, se non del tutto impossibile.
Stando alle indiscrezioni rese nell’articolo, non sarebbero stati presenti altri personaggi politici che non fossero quelli della cerchia mastelliana: solo appartenenti, quindi, all’UDEUR “nuova versione”. Allora viene maggiormente da pensare a cosa ci facesse la berluschina Nunzia in quel di casa Mastella, per un’occasione sì importante ma non certo di rilevanza politica. A meno chè la coordinatrice sannita non abbia intenzione di farsi trasferire nel coordinamento della regione Liguria, e pertanto aveva bisogno di prender contatti con la neo-arrivata nuora Mastella, le fantasie dovrebbero rivolgersi in qualche altra direzione.
E forse basta fare un calcolo piuttosto scontato e banale per giungere ad un’interpretazione politica che tenga rispetto a questa notizia non “qualsiasi” per l’attuale situazione del PdL a Benevento. Basta cioè ricordarsi che nel rinnovato coordinamento provinciale del partito la De Girolamo ha scelto di includere anche un ex UDEUR coinvolto dalle vicende giudiziarie che hanno funestato per due volte il partito: Fernando Errico, defilatosi in occasione delle scorse elezioni regionali in Campania e subito avvicinatosi agli ambienti del centrodestra.
Una nomina effettivamente non di poco conto, perchè segna un confine politico, lancia un messaggio di posizionamento sia circa Errico, sia in riguardo al partito nel Sannio. Di fatti, nell’ultimo durissimo attacco dei pidiellini sanniti così detti “finiani” o “viespoliani” alla De Girolamo, peraltro tutti eletti nel consiglio comunale di Benevento o in quello provinciale, c’è stato spazio anche per un affondo su questo punto. Un punto dunque che segna ulteriormente la spaccatura del partito a livello locale.
Ebbene, mettendo insieme gli ingredienti e aggiungendo un po’ di aroma di elezioni comunali di Benevento della primavera 2011, il risultato è bell’e chiaro: nella festa di nozze se n’è insinuata in verità un’altra, meno da abito bianco e molto più da stemmi e colori di partito, liste e nomi, candidature e giochi di potere. Probabilmente, insomma, la presenza della De Girolamo alla festa del figlio di Mastella segna un passo decisivo in quella che potrà essere l’alleanza politica con l’europarlamentare ed ex ministro della giustizia. I segnali sembrano chiari: vista la spaccatura del partito, visto il veto di Nunzia ai “vecchi” del partito sannita che “dovranno candidarsi in liste civiche” se vorranno concorrere alle prossime comunali a Benevento, vista l’assoluta mancanza di nomi papabili come candidati a sindaco da parte del versante degirolamiano, sarà proprio Mastella il candidato di De Girolamo.
E’ difficile immaginare forme e modi di questa alleanza (se, ad esempio, gli stemmi di partito concorreranno insieme oppure Mastella si presenterà per il PdL come avvenuto alle elezioni europee), ma le carte sembrano ormai disvelarsi in modo più definito. E viste le storiche inimicizie di Viespoli e della sua “corrente” rispetto all’uomo ed al politico Clemente Mastella, se costui (come peraltro ha già mestamente annunciato settimane fa) effettivamente ci candiderà a sindaco di Benevento per il centrodestra, molto probabilmente ci sarà anche un altro candidato, evidentemente in lista civica, sponsorizzato da quei consiglieri oggi insoddisfatti e indignati.
Questo potrebbe essere l’esito della silenziosa festa di nozze politiche tra De Girolamo e Mastella. Ora però manca di vedere come andrà la luna di miele e se tra gli invitati al banchetto ci saranno convivialità e gustosi regali. In caso invece tutto andasse male, il centrodestra dovrà tentare una riconciliazione tra i due antichi sposi, berlusconiani e finiani di Benevento e provincia. Ma quest’ultima strada sembra la più impervia, se non del tutto impossibile.
venerdì 21 gennaio 2011
Scandalo alle Poste,tangenti e coperture politiche mastelliane nell'appalto per il trasporto dei pacchi postali, che nel Veneto è stato affidato ad una società sannita di cui è proprietario il nipote di FERNANDO MASONE,ex capo della Polizia e dei Servizi segreti
Francesco Carbone è un giovane di 35 anni che tempo fa ha dovuto lasciare la Sicilia per mancanza di lavoro. Si trasferisce a Verona, dove finalmente trova un impiego come responsabile di una ditta appaltante per Poste Italiane. Ma la sua è una vicenda assurda, e finisce addirittura peggio. Francesco ha avuto il coraggio di denunciare, con tantissimi esposti presentati alla Magistratura, un vasto giro di tangenti nell'appalto per il trasporto dei pacchi postali, che nel Veneto è stato affidato ad una Società di cui è proprietario un personaggio eccellente: il nipote di FERNANDO MASONE, originario di Pesco Sannita, ex capo della Polizia e segretario generale del Cesis - Coordinamento dei Servizi Segreti .
Il nipote di Fernando Masone si chiama D'Agostino e la sua impresa è denominata "Impresa Sannita" s.r.l. con sede legale a Torino. Da circa trenta anni tale società ha l'appalto per il trasporto dei pacchi postali a Venezia e dal 2001 a Verona e Padova ; ma non si occupa solo di servizi postali ma anche di compravendita di capannoni industriali ed altro: una marea di appalti pubblici, insomma !
Tutte le denunce di Francesco Carbone sono state rigorosamente formalizzate, ma sinora nessuna inchiesta.
Tutto insabbiato !
I dati e le circostanze riferite da Francesco Carbone portano ad evidenziare anche un altro dato inquietante: le paventate coperture politiche di un ex Ministro della Giustizia , il ceppalonico Clemente MASTELLA che, alla luce dei fatti, si sono rivelate fondate .
Dunque, lavoratore per l’Impresa Sannita s.r.l. di D'Agostino che aveva l’appalto del servizio postale, cioè tutti i trasporti postali della provincia di Verona, Francesco Carbone si è ritrovato protagonista di una storia di illegalità che ha dell’incredibile. Dopo aver assistito a tante violazioni, con lavoratori pagati in nero con in mano tesserini delle Poste Italiane, costretti a lavori non previsti nel contratto ha voluto denunciare le sue scoperte ai rappresentanti sindacali ed ai dirigenti del Triveneto di Poste Italiane. Al posto di ricevere solidarietà ed attenzione è stato minacciato, offeso, interdetto dall’ingresso in qualsiasi ufficio delle Poste Italiane per cui la sua società lavorava,inascoltato dai pm e dai ministri che ha provato ad ascoltare. Se fosse vera, se fosse dimostrabile tramite un equo processo quanto dichiarato in questa lettera da Francesco Carbone, quanto raccontato sarebbe l’incredibile storia di un uomo che per lavorare nella legalità è stato distrutto da un’azienda privata, dall’indifferenza dello Stato e dalla sordità della Magistratura.
Da lui ricevo e pubblico la sua storia.
Mi chiamo Carbone Francesco e scrivo per metterla al corrente della mia vicenda per la quale ho avuto a che fare con elementi dei servizi segreti e massoneria.
Premetto che di tutto cio' che denuncio ho ed ho consegnato le prove:
foto , video , documenti cartacei ufficiali , registrazioni telefoniche degli incontri avvenuti con i Dirigenti di Poste Italiane , la ditta Appaltante, i dirigenti usl 20 verona, la Procura di Verona, la Guardia di Finanza di Verona.
Ho denunciato con denuncia querela i capi della Procura di Verona Papalia e Schinaia , i quali , pur avendo in mano tutte la prove da me allegate alla mia denuncia penale contro alti dirigenti Di Poste Italiane , Dirigenti dell'Ispettorato del Lavoro, Dirigenti dello Spisal (USL) , ditte appaltanti e un dirigente della Cgil, non hanno fatto alcuna indagine e dopo 17 mesi e 8 giorni hanno archiviato la mia denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede in base all'art. 408 c.p.p., inserendola volontariamente a mod. 45 "Fatti non costituenti reato " per distogliere dall'azione penale gli alti funzionari che avevo denunciato per gravi reati .
Hanno leso il mio diritto di avere giustizia ed hanno leso l'erario dello stato per le somme non recuperate dall'evasione fiscale che ho documentato, e il non recupero delle somme che dovevano essere sanzionate per lo sfruttamento di lavoro nero e le gravi carenze di igiene e sicurezza nei posti di lavoro.
Brevemente spiego la situazione.
Io per 7 anni sono stato responsabile su Verona della ditta che ha l'appalto di Poste Italiane fino a quando sono stato costretto a dare le mie dimissioni a seguito di minacce e vessazioni ricevute dall'amministratore della ditta appaltante , e dagli alti dirigenti di Poste Italiane per le mie lamentele sulle lacune lavorative che praticamente consistevano in:
nessun tipo di sicurezza e igiene sul posto di lavoro, lavoratori obbligati a fare lavori che non ci competevano per contratto, presenza di lavoratori in nero, straordinari sottopagati in nero, mezzi di trasporto mal messi e spesso senza revisione, estorsione di denaro agli autisti prelevato dalle buste paga sotto forma di rimborso, continui insulti e minacce dal personale e dai dirigenti di Poste Italiane.
Praticamente ho denunciato i fatti al dirigente della Cgil il quale oltre a non fare niente mi ha consigliato di non disturbare gli alti Dirigenti di Poste Italiane che in quel momento erano occupati a preparare i nuovi appalti , in quanto avrei perso il posto di lavoro e vedendo la mia perseveranza, ha riferito a tutti gli autisti che per colpa mia e delle mie continue lamentele avrebbero perso il posto di lavoro , creando attorno a me il vuoto.
Ho denunciato presso l'Ispettorato del Lavoro la presenza , all'interno di Poste Italiane , di lavoratori in nero con tesserino identificativo fornito dai dirigenti di Poste Italiane e non è stato fatto alcun controllo, inoltre alla richiesta di informazioni da parte della Procura di Verona, il direttore ordinario Palumbo risponde che non ha proceduto all'ispezione in quanto nutriva forti dubbi sulla veridicita' di cio' che io avevo denunciato ma non verifica la veridicita' delle mie dichiarazioni e neppure consequenzialmente mi denuncia per false informazioni a un pubblico ufficiale.
Ho denunciato presso lo Spisal di Verona (USL) tutte le irregolarità riguardanti la sicurezza e l'igiene nei posti di lavoro ed è stato fatto solo qualche controllo a seguito della mia minaccia di denunciarli per omissione di atti d'ufficio. Tra l'altro la mia denuncia presentata il 28/09/2007 è stata protocollata il 13 novembre 2007 subito dopo la mia minaccia di denunciarli alle autorita'.
Ho collaborato per mesi con elementi dei Servizi Segreti della Guardia di Finanza di Verona e volontariamente non e' stato fatto alcun controllo sull'evasione fiscale da me documentata, anzi mi hanno fatto ritardare la denuncia che dovevo presentare in procura.
Sono stato minacciato dagli uomini di fiducia dell'appaltante dicendomi che era inutile mettermi contro di loro in quanto l'appaltante era il nipote dell'ex capo della Polizia e dei Servizi Segreti Ferdinando Masone ed erano appoggiati molto bene politicamente e tra l'altro anche se avessi fatto denunce alla magistratura, l'allora ministro della Giustizia era Mastella e a loro dire era in stretto contatto con tutti gli appaltanti del centro sud Italia.
Da lui ricevo e pubblico la sua storia.
Mi chiamo Carbone Francesco e scrivo per metterla al corrente della mia vicenda per la quale ho avuto a che fare con elementi dei servizi segreti e massoneria.
Premetto che di tutto cio' che denuncio ho ed ho consegnato le prove:
foto , video , documenti cartacei ufficiali , registrazioni telefoniche degli incontri avvenuti con i Dirigenti di Poste Italiane , la ditta Appaltante, i dirigenti usl 20 verona, la Procura di Verona, la Guardia di Finanza di Verona.
Ho denunciato con denuncia querela i capi della Procura di Verona Papalia e Schinaia , i quali , pur avendo in mano tutte la prove da me allegate alla mia denuncia penale contro alti dirigenti Di Poste Italiane , Dirigenti dell'Ispettorato del Lavoro, Dirigenti dello Spisal (USL) , ditte appaltanti e un dirigente della Cgil, non hanno fatto alcuna indagine e dopo 17 mesi e 8 giorni hanno archiviato la mia denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede in base all'art. 408 c.p.p., inserendola volontariamente a mod. 45 "Fatti non costituenti reato " per distogliere dall'azione penale gli alti funzionari che avevo denunciato per gravi reati .
Hanno leso il mio diritto di avere giustizia ed hanno leso l'erario dello stato per le somme non recuperate dall'evasione fiscale che ho documentato, e il non recupero delle somme che dovevano essere sanzionate per lo sfruttamento di lavoro nero e le gravi carenze di igiene e sicurezza nei posti di lavoro.
Brevemente spiego la situazione.
Io per 7 anni sono stato responsabile su Verona della ditta che ha l'appalto di Poste Italiane fino a quando sono stato costretto a dare le mie dimissioni a seguito di minacce e vessazioni ricevute dall'amministratore della ditta appaltante , e dagli alti dirigenti di Poste Italiane per le mie lamentele sulle lacune lavorative che praticamente consistevano in:
nessun tipo di sicurezza e igiene sul posto di lavoro, lavoratori obbligati a fare lavori che non ci competevano per contratto, presenza di lavoratori in nero, straordinari sottopagati in nero, mezzi di trasporto mal messi e spesso senza revisione, estorsione di denaro agli autisti prelevato dalle buste paga sotto forma di rimborso, continui insulti e minacce dal personale e dai dirigenti di Poste Italiane.
Praticamente ho denunciato i fatti al dirigente della Cgil il quale oltre a non fare niente mi ha consigliato di non disturbare gli alti Dirigenti di Poste Italiane che in quel momento erano occupati a preparare i nuovi appalti , in quanto avrei perso il posto di lavoro e vedendo la mia perseveranza, ha riferito a tutti gli autisti che per colpa mia e delle mie continue lamentele avrebbero perso il posto di lavoro , creando attorno a me il vuoto.
Ho denunciato presso l'Ispettorato del Lavoro la presenza , all'interno di Poste Italiane , di lavoratori in nero con tesserino identificativo fornito dai dirigenti di Poste Italiane e non è stato fatto alcun controllo, inoltre alla richiesta di informazioni da parte della Procura di Verona, il direttore ordinario Palumbo risponde che non ha proceduto all'ispezione in quanto nutriva forti dubbi sulla veridicita' di cio' che io avevo denunciato ma non verifica la veridicita' delle mie dichiarazioni e neppure consequenzialmente mi denuncia per false informazioni a un pubblico ufficiale.
Ho denunciato presso lo Spisal di Verona (USL) tutte le irregolarità riguardanti la sicurezza e l'igiene nei posti di lavoro ed è stato fatto solo qualche controllo a seguito della mia minaccia di denunciarli per omissione di atti d'ufficio. Tra l'altro la mia denuncia presentata il 28/09/2007 è stata protocollata il 13 novembre 2007 subito dopo la mia minaccia di denunciarli alle autorita'.
Ho collaborato per mesi con elementi dei Servizi Segreti della Guardia di Finanza di Verona e volontariamente non e' stato fatto alcun controllo sull'evasione fiscale da me documentata, anzi mi hanno fatto ritardare la denuncia che dovevo presentare in procura.
Sono stato minacciato dagli uomini di fiducia dell'appaltante dicendomi che era inutile mettermi contro di loro in quanto l'appaltante era il nipote dell'ex capo della Polizia e dei Servizi Segreti Ferdinando Masone ed erano appoggiati molto bene politicamente e tra l'altro anche se avessi fatto denunce alla magistratura, l'allora ministro della Giustizia era Mastella e a loro dire era in stretto contatto con tutti gli appaltanti del centro sud Italia.
Dopo tutto ciò essendo sicuri di essere intoccabili avendomi fatto terra bruciata attorno, il Direttore del Triveneto di Poste Italiane Roberto Arcuri a seguito della mia caparbieta' a non fare lavori che non mi competevano per contratto o che andavano contro la sicurezza, manda una raccomandata al mio datore di lavoro obbligandomi a non entrare in tutti gli uffici di Poste Italiane e di consegnare il pass di entrata , in quanto sarei elemento indesiderato per aver chiesto il rispetto del contratto e della sicurezza sul lavoro.
A questo punto prendo tutta la documentazione in mio possesso ( documenti , foto e video) e vado a presentare denuncia alla Procura della Repubblica.
Dopo un mese il mio avvocato viene convocato per consegnare alla procura tutti i numeri di telefono di tutti i lavoratori in nero e poi il nulla.
Nessuna convocazione e dopo 17 mesi e 8 giorni , dopo che gli appalti erano stati riconsegnati allestesse ditte, il capo della procura Schinaia mi archivia la denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede , con nessuna motivazione e senza interpellare il Gip (FACCIO PRESENTE CHE ALL'EPOCA DEI FATTI OLTRE A ESSERE PERSONA OFFESA DAI REATI ERO INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO OBBLIGATO DAL CODICE PENALE A DENUNCIARE FATTI DI RILEVANZA PENALE).
Secondo lei è giusto e normale in una Nazione definita Civile , perdere il posto di lavoro , perdere la dignità , perdere il diritto di avere giustizia per aver fatto il mio dovere e aver preteso i miei diritti?
Mi sono dovuto ritrasferire con tutta la mia famiglia nella mia terra di origine, la Sicilia.
Mi ritrovo disoccupato da 2 anni , deriso e guardato male da tutti in quanto mi sono messo contro alti Dirigenti pensando di avere giustizia e come ciliegina sulla torta mi viene negato il diritto di chiedere il risarcimento dei danni subiti da me e dalla mia famiglia.
Agli atti delle indagini mancano documenti importanti che erano stati inseriti a loro dire dai miei avvocati e che comunque dovevano inserire i direttori di ulls e direzione lavoro nelle loro misere e false perizie . Per questo motivo e per tutti gli altri gravi motivi ho scritto al Presidente della Repubblica e al Ministro Alfano chiedendo che immediatamente vengano inviati gli ispettori a Verona per verificare l'operato del Capo della Procura .
Ancora una volta nessuno si muove e nessuno fa niente.
Ho consegnato la richiesta fatta al ministro Alfano e la lettera al Presidente della Repubblica allegando tutta la documentazione in mio possesso piu le denunce anche a:
Procura di Roma
Procura Generale di Roma
Consiglio Superiore della magistratura.
A tutt'ora nulla...........
Ho fatto tante altre denunce querele in seguito all'archiviazione e sono tutte ferme nelle procure di Verona, Venezia e Roma e sicuramente insabbiate con il mod. 45 classificando le mie denunce criminalmente come "fatti non costituenti reato" per autoarchiviarle senza fare alcuna indagine in quanto non sono stato convocato da nessuno.
L'Onorevole Fini ha posto la mia denuncia all'attenzione della Commissione competente e non ho ricevuto alcuna risposta.
La mia dettagliata denuncia si trova anche all'attenzione del Ministro Sacconi e la Direzione Generale del Ministero del Lavoro e non ho ricevuto alcuna risposta e nessuna ispezione e' stata fatta.
La mia denuncia dettagliata si trova anche all'attenzione del Ministro Brunetta il quale l'ha posta all'attenzione dell'Ispettorato della Funzione Pubblica a dicembre del 2008 ma a tutt'oggi non ho ricevuto alcuna risposta e nessuna ispezione e' stata avviata.
Il 28 aprile ho inviato una richiesta di intervento disciplinare al C.S.M. per i procuratori che volontariamente hanno messo la mia denuncia querela a mod. 45 per autoarchiviarla.
Ho chiamato il C.S.M. e mi hanno risposto che la mia richiesta è in mano al relatore dal 5 maggio e la pratica è la n. 309/2010.
In data 07 giugno 2010 il C.S.M. mi risponde con una lettera ciclostilata asserendo, in relazione a cio' che avevo chiesto nella prima istanza , che le richieste disciplinari le possono richiedere solo il Ministro e il Procuratore Generale della Corte di Cassazione e per cio' non faranno alcun intervento nei confronti dei procuratori Capo e neppure saranno aperte le indagini sulla denuncia auto archiviata con metodi criminali e mafiosi.
Mi invitano a rivolgermi alle autorita' competenti per denunciare civilmente o penalmente i Procuratori Capo Papalia e Schinaia, pur avendo io consegnato nella documentazione anche la denuncia - querela già presentata a Verona il 23 Febbraio 2010 nei confronti dei Procuratori Capo, degli appartenenti ai Servizi Segreti e di tutti coloro che hanno impedito , ritardato, omesso le normali procedure di indagini, occultando documenti o presentando documenti totalmente falsi.
Pur essendo coinvolte le Procure di Roma, Verona , Venezia e Termini Imerese in quanto le denunce querele, anche se per diversi reati, sono tutte collegate alla prima denuncia autoarchiviata, non ho mai potuto parlare e non sono mai stato convocato da nessun Magistrato o ufficiale delle forze dell'ordine in merito a cio' che ho denunciato.
Violando l'art. 112 della Costituzione ( il Magistrato ha l'obbligo dell'azione penale), non viene avviata alcuna indagine o procedimento penale nè nei confronti di chi ho denunciato e neanche nei miei confronti per calunnia , false informazioni a pubblici ufficiali e/o per diffamazione pur avendo pubblicato via web e in particolar modo su facebook non solo la vicenda ma anche le denunce scannerizzate, foto e video.
L'unica cosa di cui sono certo è che per avere adempiuto il mio dovere , mi ritrovo disoccupato , senza giustizia e attenzionato dalla Digos come se fossi un criminale.
Spero che qualcuno abbia modo di indirizzarmi a qualche Magistrato onesto , organo di informazione e che mi convochino per poter dire tutto ciò che so con prove alla mano, le denunce (Procura di Roma, Procura Generale di Roma, Consiglio Superiore della Magistratura e da ultimo la DENUNCIA QUERELA CONTRO I MINISTRI ALFANO - BRUNETTA - SACCONI EX ART 328 C.P.) foto , video , documentazione cartacea , registrazioni telefoniche e registrazioni audio delle "offerte" per comprarmi e delle minacce per farmi stare zitto.
Con stima
Francesco Carbone - Villafrati (PA) 90030
A questo punto prendo tutta la documentazione in mio possesso ( documenti , foto e video) e vado a presentare denuncia alla Procura della Repubblica.
Dopo un mese il mio avvocato viene convocato per consegnare alla procura tutti i numeri di telefono di tutti i lavoratori in nero e poi il nulla.
Nessuna convocazione e dopo 17 mesi e 8 giorni , dopo che gli appalti erano stati riconsegnati allestesse ditte, il capo della procura Schinaia mi archivia la denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede , con nessuna motivazione e senza interpellare il Gip (FACCIO PRESENTE CHE ALL'EPOCA DEI FATTI OLTRE A ESSERE PERSONA OFFESA DAI REATI ERO INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO OBBLIGATO DAL CODICE PENALE A DENUNCIARE FATTI DI RILEVANZA PENALE).
Secondo lei è giusto e normale in una Nazione definita Civile , perdere il posto di lavoro , perdere la dignità , perdere il diritto di avere giustizia per aver fatto il mio dovere e aver preteso i miei diritti?
Mi sono dovuto ritrasferire con tutta la mia famiglia nella mia terra di origine, la Sicilia.
Mi ritrovo disoccupato da 2 anni , deriso e guardato male da tutti in quanto mi sono messo contro alti Dirigenti pensando di avere giustizia e come ciliegina sulla torta mi viene negato il diritto di chiedere il risarcimento dei danni subiti da me e dalla mia famiglia.
Agli atti delle indagini mancano documenti importanti che erano stati inseriti a loro dire dai miei avvocati e che comunque dovevano inserire i direttori di ulls e direzione lavoro nelle loro misere e false perizie . Per questo motivo e per tutti gli altri gravi motivi ho scritto al Presidente della Repubblica e al Ministro Alfano chiedendo che immediatamente vengano inviati gli ispettori a Verona per verificare l'operato del Capo della Procura .
Ancora una volta nessuno si muove e nessuno fa niente.
Ho consegnato la richiesta fatta al ministro Alfano e la lettera al Presidente della Repubblica allegando tutta la documentazione in mio possesso piu le denunce anche a:
Procura di Roma
Procura Generale di Roma
Consiglio Superiore della magistratura.
A tutt'ora nulla...........
Ho fatto tante altre denunce querele in seguito all'archiviazione e sono tutte ferme nelle procure di Verona, Venezia e Roma e sicuramente insabbiate con il mod. 45 classificando le mie denunce criminalmente come "fatti non costituenti reato" per autoarchiviarle senza fare alcuna indagine in quanto non sono stato convocato da nessuno.
L'Onorevole Fini ha posto la mia denuncia all'attenzione della Commissione competente e non ho ricevuto alcuna risposta.
La mia dettagliata denuncia si trova anche all'attenzione del Ministro Sacconi e la Direzione Generale del Ministero del Lavoro e non ho ricevuto alcuna risposta e nessuna ispezione e' stata fatta.
La mia denuncia dettagliata si trova anche all'attenzione del Ministro Brunetta il quale l'ha posta all'attenzione dell'Ispettorato della Funzione Pubblica a dicembre del 2008 ma a tutt'oggi non ho ricevuto alcuna risposta e nessuna ispezione e' stata avviata.
Il 28 aprile ho inviato una richiesta di intervento disciplinare al C.S.M. per i procuratori che volontariamente hanno messo la mia denuncia querela a mod. 45 per autoarchiviarla.
Ho chiamato il C.S.M. e mi hanno risposto che la mia richiesta è in mano al relatore dal 5 maggio e la pratica è la n. 309/2010.
In data 07 giugno 2010 il C.S.M. mi risponde con una lettera ciclostilata asserendo, in relazione a cio' che avevo chiesto nella prima istanza , che le richieste disciplinari le possono richiedere solo il Ministro e il Procuratore Generale della Corte di Cassazione e per cio' non faranno alcun intervento nei confronti dei procuratori Capo e neppure saranno aperte le indagini sulla denuncia auto archiviata con metodi criminali e mafiosi.
Mi invitano a rivolgermi alle autorita' competenti per denunciare civilmente o penalmente i Procuratori Capo Papalia e Schinaia, pur avendo io consegnato nella documentazione anche la denuncia - querela già presentata a Verona il 23 Febbraio 2010 nei confronti dei Procuratori Capo, degli appartenenti ai Servizi Segreti e di tutti coloro che hanno impedito , ritardato, omesso le normali procedure di indagini, occultando documenti o presentando documenti totalmente falsi.
Pur essendo coinvolte le Procure di Roma, Verona , Venezia e Termini Imerese in quanto le denunce querele, anche se per diversi reati, sono tutte collegate alla prima denuncia autoarchiviata, non ho mai potuto parlare e non sono mai stato convocato da nessun Magistrato o ufficiale delle forze dell'ordine in merito a cio' che ho denunciato.
Violando l'art. 112 della Costituzione ( il Magistrato ha l'obbligo dell'azione penale), non viene avviata alcuna indagine o procedimento penale nè nei confronti di chi ho denunciato e neanche nei miei confronti per calunnia , false informazioni a pubblici ufficiali e/o per diffamazione pur avendo pubblicato via web e in particolar modo su facebook non solo la vicenda ma anche le denunce scannerizzate, foto e video.
L'unica cosa di cui sono certo è che per avere adempiuto il mio dovere , mi ritrovo disoccupato , senza giustizia e attenzionato dalla Digos come se fossi un criminale.
Spero che qualcuno abbia modo di indirizzarmi a qualche Magistrato onesto , organo di informazione e che mi convochino per poter dire tutto ciò che so con prove alla mano, le denunce (Procura di Roma, Procura Generale di Roma, Consiglio Superiore della Magistratura e da ultimo la DENUNCIA QUERELA CONTRO I MINISTRI ALFANO - BRUNETTA - SACCONI EX ART 328 C.P.) foto , video , documentazione cartacea , registrazioni telefoniche e registrazioni audio delle "offerte" per comprarmi e delle minacce per farmi stare zitto.
Con stima
Francesco Carbone - Villafrati (PA) 90030
Questo giovane che ha avuto il merito ed il coraggio di denunciare si dice preoccupato, teme per la propria vita...
Ma la sua assurda storia sta facendo il giro d'Italia - malgrado le resistenze e le minacce di chi non vuole che i fatti denunciati diventino di dominio pubblico - ed ha la solidarietà del nostro Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia e di 16.000 Italiani aderenti al gruppo facebook:
www.facebook.com/pages/Francesco-Carbone-il-coraggio-di-denunciare/107453602609163?ref=mf&v=wall
che il 27 settembre 2010 a Roma , in Piazza Montecitorio, organizzeranno un presidio permanente per pretendere pacificamente e civilmente un dialogo ed un confronto ragionevole con le Istituzioni, il Ministro dell'Interno, il Ministro della Giustizia, il Presidente della Camera e la Commissione Giustizia per far sì che si prendano i più immediati provvedimenti per contrastare efficacemente la malagiustizia in Italia e per pretendere il rispetto dei diritti umani sanciti dalla Costituzione italiana.
che il 27 settembre 2010 a Roma , in Piazza Montecitorio, organizzeranno un presidio permanente per pretendere pacificamente e civilmente un dialogo ed un confronto ragionevole con le Istituzioni, il Ministro dell'Interno, il Ministro della Giustizia, il Presidente della Camera e la Commissione Giustizia per far sì che si prendano i più immediati provvedimenti per contrastare efficacemente la malagiustizia in Italia e per pretendere il rispetto dei diritti umani sanciti dalla Costituzione italiana.
martedì 11 gennaio 2011
L'Italia s'è desta ! Clemente Mastella accerchiato e minacciato a Napoli da un gruppo di disoccupati al grido "Siamo pronti a venire in 3mila a Ceppaloni".
Pomeriggio movimentato per Clemente Mastella (foto). Due gruppi di disoccupati aderenti al "Movimento Bros", verso le ore 16.00, hanno accerchiato l'europarlamentare mentre era in via Spaccanapoli, a soli 100 metri da piazzetta Nilo. Secondo quanto si apprende da "Il Velino", i senza lavoro, circa trenta, lo hanno seguito tra i vicoli per poi metterlo spalle al muro. Dapprima circa 10 persone hanno esposto i problemi relativi all'assenza di sussidi dallo stato, poi sono sopraggiunti i più facinorosi che non hanno usato mezzi termini. "Siamo pronti a venire in 3mila a Ceppaloni. Sei tu che hai indicato l'assessore al Lavoro, sei tu che devi convincerlo a darci i soldi" queste le frasi riferite al leader dei Popolari per il Sud. Sono poi seguite una serie di minacce da cui Mastella non ha potuto difendersi. Stando a quanto riferito da chi era presente al momento dell'aggressione, i gruppi di disoccupati hanno minacciato l'ex ministro della Giustizia di pesanti ritorsioni nei suoi confronti qualora la situazione dei senza lavoro in Campania non venisse sbloccata. Dopo averlo affrontato a viso aperto si sono dileguati tra la folla di via spaccanapoli. Dell'episodio sono stati informati il Questore ed il Prefetto di Napoli e, secondo il suo staff, esso ha profondamente turbato lo stesso Mastella. Soltanto poche ore prima, in mattinata, un'altra aggressione, firmata dai disoccupati, è stata messa a segno nei confronti dell'assessore al Lavoro della Regione Campania, Severino Nappi, che ha trovato rifugio in Questura. |
| http://www.gazzettabenevento.it/ |
lunedì 10 gennaio 2011
LA FINE DELLA FAMIGLIA MASTELLA: “FESTE ED ESTORSIONI”. Fioccano le denunce, molte a firma dell'associazione Altrabenevento contro il malaffare.

Per il PM, la “Iside Nova”, onlus del clan che per anni ha allietato le estati con spettacoli ed eventi rilasciava fatture gonfiate. L’accusa: taglieggiavano anche i titolari degli stand.Stecca dei Mastella “Truffe sui concerti” . Lucio Dalla sul palco, lady Lonardo in Procura.
di Vincenzo Iurillo (Il Fatto Quotidiano )Ai bar di Corso Garibaldi il mormorio cresce: stanno toccando gli intoccabili, è il commento tra un caffè e un drink. Il feudo traballa. Il territorio reagisce, si rivelano episodi alla Digos, fioccano le denunce, molte a firma dell’associazione ‘Altrabenevento contro il malaffare’.Così per la prima volta la Procura di Benevento indaga sulla famiglia più potente del luogo: i Mastella. E va giù pesante: accuse di truffa ed estorsione per Sandra ed Elio Mastella, moglie e figlio di Clemente
(non indagato), nella loro veste di amministratori di ‘Iside Nova’, la cassaforte di famiglia, secondo gli atti con cui il pm Antonio Clemente ha ricostruito i percorsi dei finanziamenti ricevuti dalla onlus che per anni ha allietato le estati beneventane con spettacoli ed eventi. La Procura ha chiesto il sequestro dell’appartamento romano di Elio per recuperare circa 300 mila euro: a tanto ammonterebbe “l’ingiusto profitto”. Il Gip ha respinto l’istanza, il pm è ricorso al Riesame.
“Fatture gonfiate e soldi pubblici, ma gli artisti non sapevano”. L’ex ministro non è indagato.Fino a poco tempo fa, fino alle inchieste clamorose di Santa Maria Capua Vetere e Napoli
coincise con la quasi estinzione dell’Udeur, dire ‘Mastella’ a Benevento significava indicare un
grumo di potere inviolabile ed esibito in forme da Prima Repubblica. La coincidenza dei concerti
più belli col matrimonio di Pellegrino Mastella – il papà, all’epoca ministro di Giustizia, invitò
mezzo governo Prodi – ispirò Giorgio Bocca sull’Espresso: “Il solito matrimonio di figli di ministri… a spese del pubblico denaro. Le orchestrine e i cantautori che si sono alternati per l’allegria del borgo beneventano, la Oxa, D’Alessio, Dalla, avevano il disturbo pagato da Iside Nova…
Concertini paraistituzionali per un matrimonio ministeriale…”. Dalla a Benevento venne, eccome.
Cantò il 14 luglio 2006 in piazza Castello, e le fatture per l’organizzazione tecnica dell’evento sono finite nelle 21 pagine dell’avviso di conclusione indagini notificato a Sandra ed Elio Mastella, al direttore artistico Renato Giordano e ad altri 19 indagati. Truffa, estorsione, favoreggiamento, falso ideologico, turbativa d’asta, i reati ipotizzati dal pm al termine di un’inchiesta che ha scoperchiato una girandola di fatture false o gonfiate ad arte per fare la cresta sui contributi erogati dalla Regione Campania, dalla Provincia e dall’Ept di Benevento. Svariate centinaia di migliaia di euro liquidati per manifestazioni che si sono svolte dal 2005 al 2007 con nomi fantasiosi: “Ridere al femminile”, “Gladiatore d’oro ”, “Premio a Prescindere ”, “Festival Internazionale” e “Quattro notti e più di Luna Piena”. Quest’ultima è il fiore all’occhiello di ‘Iside Nova ’, creata dal nulla da colei che fino al 2005 è stata la presidente dell’associazione: Sandra Lonardo Mastella. La uguale, tuttora consigliere regionale, si dimise appena eletta presidente del Consiglio regionale e venne sostituita alla guida di ‘Iside Nova’ dal figlio Elio. Ma, secondo il pm, anche negli anni successivi è rimasta la titolare di fatto. Va detto che le presunte creste sulle fatture, sfornate da Giordano a un ritmo incessante, venivano compiute alle spalle degli incolpevoli artisti o scrittori, che agli inquirenti hanno dichiarato di aver partecipato senza percepire alcunché o di aver ricevuto compensi molto inferiori a quelli registrati. Nell’edizione “Quattro notti” 2006, foraggiata con fondi europei e regionali, per lo spettacolo di Maurizio Micheli, Giordano ha indicato un costo, liquidato, di 14mila euro. Ma l’attore ha dichiarato di aver recitato gratis. Per lo spettacolo di Monica Guerritore del 12 luglio 2006, al costo liquidato di 15 mila euro, l’attrice ha emesso una fattura di 3.363,11.C’è poi il giallo del concerto di Dalla: acquistato ufficialmente per 72.000 euro, secondo gli inquirenti sarebbe costato in tutto 27.000. E anche per il concerto di Cesare Cremonini le cifre non combaciano: la fattura di 55.200 euro sarebbe stata gonfiata ad arte di almeno 18.000. Ma per le canzoni dell’ex leader dei Lunapop i Mastella non sono indagati: ne rispondono solo Giordano e il titolare di un’agenzia di Napoli.
E TRA MUSICHE e presentazioni di libri, ai piedi del palco si sarebbero consumate addirittura alcune estorsioni. Secondo il pm, ‘Iside Nova’ si sarebbe trasformata in una macchina per taglieggiare i titolari degli stand aperti nel cartellone estivo. Sei indagati: Mastella madre e figlio, il tesoriere e il direttore di Iside Nova, Angelo Sabadino e Clemente Rossi, e due signore, Rita Maio e Consiglia Cacace, che in nome e per conto della onlus avrebbero vessato gli espositori delle edizioni dal 2005 al 2007 di “Quattro Notti” per farsi consegnare da 100 a 1500 euro a testa, con la minaccia di tagliarli fuori dalla rassegna; poi si sarebbero fatti firmare una ricevuta per certificare la ‘spontaneità’ dell’elargizione. Almeno 76 le parti offese, indicate con nome e cognome. Costrette a scucire somme spacciate anche come tassa di occupazione del suolo pubblico. Che però era stato concesso gratuitamente dal Comune di Benevento. Qualcuno ha negato il pagamento ed è stato indagato per favoreggiamento. Uno scultore ha dichiarato di aver soltanto regalato una sua opera. Invece, sette giorni prima dell’evento, aveva consegnato un assegno circolare. Una signora ha affermato: “Ho dato mille euro, ma solo dopo la manifestazione, perché ero soddisfatta dell’esito”. Ma l’assegno era stato sganciato due settimane prima dell’inizio. Indagata anche lei.
Per il PM, la “Iside Nova”, onlus del clan che per anni ha allietato le estati con spettacoli ed eventi rilasciava fatture gonfiate. L’accusa: taglieggiavano anche i titolari degli stand.
Stecca dei Mastella “Truffe sui concerti” . Lucio Dalla sul palco, lady Lonardo in Procura.
di Vincenzo Iurillo (Il Fatto Quotidiano )
di Vincenzo Iurillo (Il Fatto Quotidiano )
Ai bar di Corso Garibaldi il mormorio cresce: stanno toccando gli intoccabili, è il commento tra un caffè e un drink. Il feudo traballa. Il territorio reagisce, si rivelano episodi alla Digos, fioccano le denunce, molte a firma dell’associazione ‘Altrabenevento contro il malaffare’.
Così per la prima volta la Procura di Benevento indaga sulla famiglia più potente del luogo: i Mastella. E va giù pesante: accuse di truffa ed estorsione per Sandra ed Elio Mastella, moglie e figlio di Clemente
(non indagato), nella loro veste di amministratori di ‘Iside Nova’, la cassaforte di famiglia, secondo gli atti con cui il pm Antonio Clemente ha ricostruito i percorsi dei finanziamenti ricevuti dalla onlus che per anni ha allietato le estati beneventane con spettacoli ed eventi. La Procura ha chiesto il sequestro dell’appartamento romano di Elio per recuperare circa 300 mila euro: a tanto ammonterebbe “l’ingiusto profitto”. Il Gip ha respinto l’istanza, il pm è ricorso al Riesame.
“Fatture gonfiate e soldi pubblici, ma gli artisti non sapevano”. L’ex ministro non è indagato.
(non indagato), nella loro veste di amministratori di ‘Iside Nova’, la cassaforte di famiglia, secondo gli atti con cui il pm Antonio Clemente ha ricostruito i percorsi dei finanziamenti ricevuti dalla onlus che per anni ha allietato le estati beneventane con spettacoli ed eventi. La Procura ha chiesto il sequestro dell’appartamento romano di Elio per recuperare circa 300 mila euro: a tanto ammonterebbe “l’ingiusto profitto”. Il Gip ha respinto l’istanza, il pm è ricorso al Riesame.
“Fatture gonfiate e soldi pubblici, ma gli artisti non sapevano”. L’ex ministro non è indagato.
Fino a poco tempo fa, fino alle inchieste clamorose di Santa Maria Capua Vetere e Napoli
coincise con la quasi estinzione dell’Udeur, dire ‘Mastella’ a Benevento significava indicare un
grumo di potere inviolabile ed esibito in forme da Prima Repubblica. La coincidenza dei concerti
più belli col matrimonio di Pellegrino Mastella – il papà, all’epoca ministro di Giustizia, invitò
mezzo governo Prodi – ispirò Giorgio Bocca sull’Espresso: “Il solito matrimonio di figli di ministri… a spese del pubblico denaro. Le orchestrine e i cantautori che si sono alternati per l’allegria del borgo beneventano, la Oxa, D’Alessio, Dalla, avevano il disturbo pagato da Iside Nova…
Concertini paraistituzionali per un matrimonio ministeriale…”. Dalla a Benevento venne, eccome.
Cantò il 14 luglio 2006 in piazza Castello, e le fatture per l’organizzazione tecnica dell’evento sono finite nelle 21 pagine dell’avviso di conclusione indagini notificato a Sandra ed Elio Mastella, al direttore artistico Renato Giordano e ad altri 19 indagati. Truffa, estorsione, favoreggiamento, falso ideologico, turbativa d’asta, i reati ipotizzati dal pm al termine di un’inchiesta che ha scoperchiato una girandola di fatture false o gonfiate ad arte per fare la cresta sui contributi erogati dalla Regione Campania, dalla Provincia e dall’Ept di Benevento. Svariate centinaia di migliaia di euro liquidati per manifestazioni che si sono svolte dal 2005 al 2007 con nomi fantasiosi: “Ridere al femminile”, “Gladiatore d’oro ”, “Premio a Prescindere ”, “Festival Internazionale” e “Quattro notti e più di Luna Piena”. Quest’ultima è il fiore all’occhiello di ‘Iside Nova ’, creata dal nulla da colei che fino al 2005 è stata la presidente dell’associazione: Sandra Lonardo Mastella. La uguale, tuttora consigliere regionale, si dimise appena eletta presidente del Consiglio regionale e venne sostituita alla guida di ‘Iside Nova’ dal figlio Elio. Ma, secondo il pm, anche negli anni successivi è rimasta la titolare di fatto. Va detto che le presunte creste sulle fatture, sfornate da Giordano a un ritmo incessante, venivano compiute alle spalle degli incolpevoli artisti o scrittori, che agli inquirenti hanno dichiarato di aver partecipato senza percepire alcunché o di aver ricevuto compensi molto inferiori a quelli registrati. Nell’edizione “Quattro notti” 2006, foraggiata con fondi europei e regionali, per lo spettacolo di Maurizio Micheli, Giordano ha indicato un costo, liquidato, di 14mila euro. Ma l’attore ha dichiarato di aver recitato gratis. Per lo spettacolo di Monica Guerritore del 12 luglio 2006, al costo liquidato di 15 mila euro, l’attrice ha emesso una fattura di 3.363,11.
coincise con la quasi estinzione dell’Udeur, dire ‘Mastella’ a Benevento significava indicare un
grumo di potere inviolabile ed esibito in forme da Prima Repubblica. La coincidenza dei concerti
più belli col matrimonio di Pellegrino Mastella – il papà, all’epoca ministro di Giustizia, invitò
mezzo governo Prodi – ispirò Giorgio Bocca sull’Espresso: “Il solito matrimonio di figli di ministri… a spese del pubblico denaro. Le orchestrine e i cantautori che si sono alternati per l’allegria del borgo beneventano, la Oxa, D’Alessio, Dalla, avevano il disturbo pagato da Iside Nova…
Concertini paraistituzionali per un matrimonio ministeriale…”. Dalla a Benevento venne, eccome.
Cantò il 14 luglio 2006 in piazza Castello, e le fatture per l’organizzazione tecnica dell’evento sono finite nelle 21 pagine dell’avviso di conclusione indagini notificato a Sandra ed Elio Mastella, al direttore artistico Renato Giordano e ad altri 19 indagati. Truffa, estorsione, favoreggiamento, falso ideologico, turbativa d’asta, i reati ipotizzati dal pm al termine di un’inchiesta che ha scoperchiato una girandola di fatture false o gonfiate ad arte per fare la cresta sui contributi erogati dalla Regione Campania, dalla Provincia e dall’Ept di Benevento. Svariate centinaia di migliaia di euro liquidati per manifestazioni che si sono svolte dal 2005 al 2007 con nomi fantasiosi: “Ridere al femminile”, “Gladiatore d’oro ”, “Premio a Prescindere ”, “Festival Internazionale” e “Quattro notti e più di Luna Piena”. Quest’ultima è il fiore all’occhiello di ‘Iside Nova ’, creata dal nulla da colei che fino al 2005 è stata la presidente dell’associazione: Sandra Lonardo Mastella. La uguale, tuttora consigliere regionale, si dimise appena eletta presidente del Consiglio regionale e venne sostituita alla guida di ‘Iside Nova’ dal figlio Elio. Ma, secondo il pm, anche negli anni successivi è rimasta la titolare di fatto. Va detto che le presunte creste sulle fatture, sfornate da Giordano a un ritmo incessante, venivano compiute alle spalle degli incolpevoli artisti o scrittori, che agli inquirenti hanno dichiarato di aver partecipato senza percepire alcunché o di aver ricevuto compensi molto inferiori a quelli registrati. Nell’edizione “Quattro notti” 2006, foraggiata con fondi europei e regionali, per lo spettacolo di Maurizio Micheli, Giordano ha indicato un costo, liquidato, di 14mila euro. Ma l’attore ha dichiarato di aver recitato gratis. Per lo spettacolo di Monica Guerritore del 12 luglio 2006, al costo liquidato di 15 mila euro, l’attrice ha emesso una fattura di 3.363,11.
C’è poi il giallo del concerto di Dalla: acquistato ufficialmente per 72.000 euro, secondo gli inquirenti sarebbe costato in tutto 27.000. E anche per il concerto di Cesare Cremonini le cifre non combaciano: la fattura di 55.200 euro sarebbe stata gonfiata ad arte di almeno 18.000. Ma per le canzoni dell’ex leader dei Lunapop i Mastella non sono indagati: ne rispondono solo Giordano e il titolare di un’agenzia di Napoli.
E TRA MUSICHE e presentazioni di libri, ai piedi del palco si sarebbero consumate addirittura alcune estorsioni. Secondo il pm, ‘Iside Nova’ si sarebbe trasformata in una macchina per taglieggiare i titolari degli stand aperti nel cartellone estivo. Sei indagati: Mastella madre e figlio, il tesoriere e il direttore di Iside Nova, Angelo Sabadino e Clemente Rossi, e due signore, Rita Maio e Consiglia Cacace, che in nome e per conto della onlus avrebbero vessato gli espositori delle edizioni dal 2005 al 2007 di “Quattro Notti” per farsi consegnare da 100 a 1500 euro a testa, con la minaccia di tagliarli fuori dalla rassegna; poi si sarebbero fatti firmare una ricevuta per certificare la ‘spontaneità’ dell’elargizione. Almeno 76 le parti offese, indicate con nome e cognome. Costrette a scucire somme spacciate anche come tassa di occupazione del suolo pubblico. Che però era stato concesso gratuitamente dal Comune di Benevento. Qualcuno ha negato il pagamento ed è stato indagato per favoreggiamento. Uno scultore ha dichiarato di aver soltanto regalato una sua opera. Invece, sette giorni prima dell’evento, aveva consegnato un assegno circolare. Una signora ha affermato: “Ho dato mille euro, ma solo dopo la manifestazione, perché ero soddisfatta dell’esito”. Ma l’assegno era stato sganciato due settimane prima dell’inizio. Indagata anche lei.
Benevento, Madonne a scuola . La crociata della plurinquisita Lady Mastella.Vergogna per simili genitori e parroci !
A proposito dell'esagerato clamore mediatico e non, dovuto alla rimozione di due statuine della Madonna sistemate nella scuola elementare "Nicola Sala" di Benevento non posso che esprimere disappunto ed un conclamato senso di vergogna per genitori e parroci protagonisti di questa storia che ha attirato l'attenzione passiva e acritica della stampa locale e di scandalizzati e stizziti inutili idioti, nell'accezione di Dostoevskij.
Che dire ? L’Italietta di padre Pio, del sangue di san Gennaro e delle apparizioni, che fa della religione non un valore spirituale personale ma un principio ‘culturale’ teocratico da estendere de iure a tutta la cittadinanza, ha colpito ancora : i genitori della scuola «Nicola Sala» di Benevento, guidati dal parroco della zona, raccolgono firme per chiedere alla dirigente scolastica il motivo della ingiustificata (che tale non è) rimozione di due madonnine dai locali scolastici. Ma il parroco non ha la visibilità adatta per sollevare lo ‘scandalo’ a livello istituzionale, così i genitori (udite, udite !) si sono procurati l’appoggio del politico più in vista nel beneventano, l’ex presidente del Consiglio regionale campano Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella, tuttora consigliere regionale.
La signora, come è arcinoto, vanta un curriculum giudiziario di tutto rispetto essendo accusata, insieme al marito, di aver creato «un’associazione per delinquere, operante prevalentemente nella regione Campania, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la Pubblica amministrazione e, soprattutto, all’acquisizione del controllo delle attività pubbliche di concorso e gare pubbliche bandite dagli Enti territoriali campani, attraverso la realizzazione di reati di falsità ideologica, turbata libertà degli incanti, corruzioni, abuso di ufficio e rivelazioni del segreto di ufficio». E, tanto per rinfrescare la memoria, non mancano accuse di tentata concussione ai danni del direttore generale dell’ospedale San Sebastiano di Caserta allo scopo di «procacciare favori, appalti, posti, incarichi dirigenziali e primariati a membri dell’Udeur» nonché di truffa ed estorsione nella gestione di Iside Nova, una onlus che realizza "eventi" con sede a Ceppaloni. Alcuni di questi capi di imputazione le costarono il divieto di dimora in Campania e la sospensione dalla presidenza del Consiglio regionale e dalla carica di consigliere.
Ma cosa importa dei pregressi e delle accuse – tutte da dimostrare – a carico di Lady Mastella? La sua devozione conta agli occhi dei suoi concittadini (che hanno avuto l'ardire e l'irresponsabilità di rieleggerla consigliere regionale) molto di più. Vuoi mettere l’importanza della difesa dei simboli religiosi nelle scuole rispetto a presunti delitti contro la pubblica amministrazione, truffa, estorsione, concussione, perpetrati da un gestore della cosa pubblica?
Ed ecco come la Lonardo si scaglia contro la decisione della dirigente scolastica: «Il problema, come è ovvio non è certamente di ordine confessionale ma segnatamente culturale. Si tratta di difendere le nostre radici, le nostre tradizioni, prima ancora delle convinzioni religiose. (Revival folcloristico al pari di pizza e spaghetti ? n.d.r.).Specialmente in un momento così delicato. Non comprendo come si possa giungere a un tale gesto che nulla ha a che fare con il confronto (?) tra diverse idee e diverse convinzioni religiose. Sono ancor di più amareggiata e preoccupata – continua – perché tale gesto di vera incultura ideologica si sarebbe consumato all’interno di una scuola elementare, ovvero dentro una istituzione che ha come suo primo compito quello educativo, una istituzione che dovrebbe innanzitutto promuovere i principi universali del dialogo, della tolleranza, della vera libertà religiosa.(?) Una istituzione che dovrebbe preoccuparsi di promuovere i valori fondanti della nostra civiltà».
Se qualcuno ancora crede, ingenuamente, che i primi valori fondanti della nostra civiltà debbano essere l’onestà e il rispetto per la legalità ed il bene pubblico, evidentemente sbaglia di grosso. Se poi si ostina anche nel pensare che non è la rimozione, ma semmai l’installazione di simboli cattolici nelle scuole laiche della Repubblica a dover richiedere esplicite giustificazioni (che comunque non ottengono il placet della Costituzione, ma sono - come nel caso dei crocifissi - il residuato di obsolete circolari risalenti al fascismo), è proprio un inguaribile ideologista.
Solo da noi l’imposizione a tutti i cittadini di emblemi dello stato extracomunitario del Vaticano viene percepita come affermazione della libertà religiosa. Ma d’altronde è anche vero che solo da noi, inquisiti e condannati ottengono tanti voti da essere eletti in Parlamento o nelle amministrazioni pubbliche. Sandra Lonardo e le statuine mariane della scuola beneventana hanno l’innegabile pregio di sintetizzare, in una sola e marginale vicenda, le abnormi contraddizioni degli italiani.
Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia
Che dire ? L’Italietta di padre Pio, del sangue di san Gennaro e delle apparizioni, che fa della religione non un valore spirituale personale ma un principio ‘culturale’ teocratico da estendere de iure a tutta la cittadinanza, ha colpito ancora : i genitori della scuola «Nicola Sala» di Benevento, guidati dal parroco della zona, raccolgono firme per chiedere alla dirigente scolastica il motivo della ingiustificata (che tale non è) rimozione di due madonnine dai locali scolastici. Ma il parroco non ha la visibilità adatta per sollevare lo ‘scandalo’ a livello istituzionale, così i genitori (udite, udite !) si sono procurati l’appoggio del politico più in vista nel beneventano, l’ex presidente del Consiglio regionale campano Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella, tuttora consigliere regionale.
La signora, come è arcinoto, vanta un curriculum giudiziario di tutto rispetto essendo accusata, insieme al marito, di aver creato «un’associazione per delinquere, operante prevalentemente nella regione Campania, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la Pubblica amministrazione e, soprattutto, all’acquisizione del controllo delle attività pubbliche di concorso e gare pubbliche bandite dagli Enti territoriali campani, attraverso la realizzazione di reati di falsità ideologica, turbata libertà degli incanti, corruzioni, abuso di ufficio e rivelazioni del segreto di ufficio». E, tanto per rinfrescare la memoria, non mancano accuse di tentata concussione ai danni del direttore generale dell’ospedale San Sebastiano di Caserta allo scopo di «procacciare favori, appalti, posti, incarichi dirigenziali e primariati a membri dell’Udeur» nonché di truffa ed estorsione nella gestione di Iside Nova, una onlus che realizza "eventi" con sede a Ceppaloni. Alcuni di questi capi di imputazione le costarono il divieto di dimora in Campania e la sospensione dalla presidenza del Consiglio regionale e dalla carica di consigliere.
Ma cosa importa dei pregressi e delle accuse – tutte da dimostrare – a carico di Lady Mastella? La sua devozione conta agli occhi dei suoi concittadini (che hanno avuto l'ardire e l'irresponsabilità di rieleggerla consigliere regionale) molto di più. Vuoi mettere l’importanza della difesa dei simboli religiosi nelle scuole rispetto a presunti delitti contro la pubblica amministrazione, truffa, estorsione, concussione, perpetrati da un gestore della cosa pubblica?
Ed ecco come la Lonardo si scaglia contro la decisione della dirigente scolastica: «Il problema, come è ovvio non è certamente di ordine confessionale ma segnatamente culturale. Si tratta di difendere le nostre radici, le nostre tradizioni, prima ancora delle convinzioni religiose. (Revival folcloristico al pari di pizza e spaghetti ? n.d.r.).Specialmente in un momento così delicato. Non comprendo come si possa giungere a un tale gesto che nulla ha a che fare con il confronto (?) tra diverse idee e diverse convinzioni religiose. Sono ancor di più amareggiata e preoccupata – continua – perché tale gesto di vera incultura ideologica si sarebbe consumato all’interno di una scuola elementare, ovvero dentro una istituzione che ha come suo primo compito quello educativo, una istituzione che dovrebbe innanzitutto promuovere i principi universali del dialogo, della tolleranza, della vera libertà religiosa.(?) Una istituzione che dovrebbe preoccuparsi di promuovere i valori fondanti della nostra civiltà».
Se qualcuno ancora crede, ingenuamente, che i primi valori fondanti della nostra civiltà debbano essere l’onestà e il rispetto per la legalità ed il bene pubblico, evidentemente sbaglia di grosso. Se poi si ostina anche nel pensare che non è la rimozione, ma semmai l’installazione di simboli cattolici nelle scuole laiche della Repubblica a dover richiedere esplicite giustificazioni (che comunque non ottengono il placet della Costituzione, ma sono - come nel caso dei crocifissi - il residuato di obsolete circolari risalenti al fascismo), è proprio un inguaribile ideologista.
Solo da noi l’imposizione a tutti i cittadini di emblemi dello stato extracomunitario del Vaticano viene percepita come affermazione della libertà religiosa. Ma d’altronde è anche vero che solo da noi, inquisiti e condannati ottengono tanti voti da essere eletti in Parlamento o nelle amministrazioni pubbliche. Sandra Lonardo e le statuine mariane della scuola beneventana hanno l’innegabile pregio di sintetizzare, in una sola e marginale vicenda, le abnormi contraddizioni degli italiani.
Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia
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